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Leonard Cohen morto, da Suzanne ad Hallelujah: i brani da non dimenticare

2016 nefasto. Alla lista delle morti celebri, purtroppo, dobbiamo aggiungere il nome di Leonard Cohen, artista poliedrico, scomparso nella notte americana. Qualche settimana fa, il musicista 82enne aveva pubblicato il suo ultimo lavoro discografico, You Want It Darker, ed era pronto a una serie di concerti in giro per il mondo. Adesso, invece, ci resterà solo il ricordo del suo timbro vocale e delle sue canzoni, tra le più coverizzate della storia della musica.

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A partire da Suzanne, scritta nel 1966, il primo brano celebre di Leonardo Cohen con cui si è affermato, definitivamente, nel mondo della discografia internazionale. Il cavallo di battaglia del maestro, scomparso oggi 11 novembre 2016, è senza alcun dubbio Hallelujah, brano diventato famoso anche per le innumerevoli cover eseguite da artisti di rango come Jeff Buckley e Bob Dylan. E ancora, come non associare il nome di Leonard Cohen alla musica senza pensare a un pezzo cult qual è Firt We Take Manahattan (rivisitata anche da Joe Cocker) e Tower of Song.

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Leonard Cohen, nella sua vasta discografia, ha realizzato anche un brano molto sentito a livello sentimentale qual è Famous Blue Raincoat: si tratta di una lettera di un uomo al suo migliore amico, con cui sua moglie lo ha tradito tempo prima. Non vi è tuttavia odio o risentimento nelle parole dell’autore, bensì nostalgia, e addirittura gratitudine per aver tolto dagli occhi della donna quella tristezza che il marito credeva impossibile superare. Leonard Cohen, dallo stile cupo, è stato decretato con il suo Greatest Hits, l’autore dell’album “Più deprimente di sempre”. Le sue qualità artistiche, però, hanno spaccato in due la critica tanto da fargli attribuire, dalla Rolling Stone, il massimo punteggio possibile.

Leonard Cohen se ne va dopo 13 album in studio: dal 1967 (Songs of Leonard Cohen) al 2016, 50 anni dopo. Proprio qualche settimana fa, infatti, era uscito You Want it Darker che sarà ricordato come l’ultimo lavoro discografico dell’artista canadese. Coehn, inoltre, in Italia è stato fonte di ispirazione per molti artisti come per esempio Claudio Daiano e Francesco De Gregori.

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