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L’Epifania dei Re Magi in Giotto e Leonardo: la Cometa di Halley che non ti aspetti

Nel giorno in cui si celebra la festa dell’Epifania andiamo a conoscere meglio le opere d’arte che hanno come soggetto l’Adorazione dei Magi. Sono tantissime le storie e le simbologie celate nelle opere dei più grandi maestri del Rinascimento in relazione a questo soggetto, senza dimenticare l’intrigante corredo di rimandi che spesso gli artisti si trovavano costretti a celare nei dipinti per non urtare i grandi committenti che garantivano loro una sopravvivenza accettabile. Il tema dell’Adorazione dei Magi fu largamente commissionato durante il periodo dei fasti dell’arte fiorentina in quanto ritenuta una metafora efficace per celebrare la grandezza dei mecenati; inoltre l’Epifania era una ricorrenza sentita che veniva celebrata con un corteo che ricreava la Cavalcata evangelica per le strade di Firenze. Leonardo, Botticelli, Mantegna, Gentile Da Fabriano, Giotto, Masaccio sono alcuni fra i tantissimi che si sono cimentati con questo soggetto. Noi abbiamo scelto di raccontarvi le storie dietro a due di queste opere magnifiche.

Iniziamo subito con un grande classico: L’Adorazione dei Magi commissionata a Leonardo Da Vinci nel 1481 dai monaci di San Donato a Scoperto. Quest’opera testimonia l’umanità del genio fiorentino perché, per l’ennesima volta, Leonardo si stufa. Essendo una mente del tutto geniale è divertente scoprire quanto l’arte rivelasse le sue debolezze. Leonardo aveva una vera e propria attenzione maniacale nella fase preparatoria delle opere, nulla veniva la lasciato al caso: quando si trattava di montagne state certi che nulla potesse finire su tela prima di essere passata al vaglio geologico del genio, allo stesso modo la flora veniva pedissequamente catalogata con criteri botanici di tutto rispetto e poi riproposta nei dipinti. Tutto era per Leonardo un’ottima occasione per studiare, approfondire, indagare: per questo motivo i bozzetti preparatori raccontano molto più delle opere d’arte in tanti casi, per il semplice motivo che la stesura finale su tela era in fondo la parte più manierista e priva della ricerca che lo animava. Così, per l’ennesima volta e anche in questo dipinto, Leonardo carica di simbologie l’opera ma non la termina; quando arriva la tanto attesa chiamata degli Sforza parte alla volta di Milano lasciando una tela colorata per metà mentre tutto lo sfondo resta è semplicemente schizzato e abbozzato. Da segnalare in quest’opera la rottura con la tradizione rappresentativa che voleva la Madonna nella mangiatoia con Giuseppe e il Bambino. Maria è posta al centro del dipinto con Gesù in fasce, esposta, mentre chiunque si accalca riempendo il primo piano per rendere omaggio alla nascita. Sullo sfondo, triste, peregrina e abbandonata, si staglia un abbozzo della capanna rimasta vuota e dimenticata. Non v’è alcuna serenità ma grande tormento alle spalle della Vergine dove si sta chiaramente combattendo una battaglia: Leonardo ha voluto simboleggiare la lotta tra paganesimo e cristianesimo. Infine i due elementi vegetali inseriti nell’opera, una palma e un alloro, rappresentano la Passione e la Resurrezione che attenderanno il Cristo. Tecnicamente già in quest’opera Leonardo dà grande prova dell’efficacia del suo tratto sfumato, cifra stilistica che lo accompagnerà per tutta la carriera artistica.

Facciamo ora un salto indietro di circa due secoli, se Leonardo rappresenta il genio poliedrico del Rinascimento maturo Giotto è sicuramente l’artista visionario che ha intuito la prospettiva traghettando la rappresentazione fuori dalla piatta bidimensionalità del Medioevo. Per questo motivo, in campo prettamente artistico, Giotto gareggia con il genio leonardesco ad armi pari. Per questa Adorazione, Giotto, ricrea una sorta di impalcatura lignea posta su uno sfondo roccioso. Grandissima attenzione viene dedicata agli abiti indossati dai Magi: tutti indossano calzari rossi che suggerivano il loro status regale. In dono al bambino vengono portati, come da tradizione, un reliquiario d’oro, incenso e unguento di mirra che, nell’ordine, simboleggiavano regalità, santità e presagio della morte (la mirra, infatti, serviva per profumare i cadaveri). Un particolare dal sapore esotico, date le scarse possibilità di viaggiare nel 1300, è dato dalla presenza dei cammelli che accompagnano l’avvento dei Re. Giotto sceglie dei colori freddi, fatta eccezione per la Vergine e qualche dettaglio in porpora, che regalano grande serenità ed eleganza alla composizione. Il particolare che vogliamo sottolineare è di natura squisitamente astronomica: nel dipinto viene rappresentata una cometa che, come da tradizione, avrebbe guidato i Magi. Si tratta della Cometa di Halley secondo tantissime teorie che hanno trovato ulteriore conferma nel fatto che Giotto avesse assistito al passaggio della celebre Cometa nel 1301 e fosse appassionato di astronomia.

 

 

 

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