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L’Etna sta scivolando verso il mare: le possibili conseguenze

L’Etna sta scivolando verso est, verso il mare, in media di due/tre centimetri l’anno. Lo afferma una ricerca condotta da un gruppo di scienziati del Geomar, istituto di ricerca tedesco, pubblicata su Science Advances. Si tratta di uno scostamento importante, due/tre centimetri sono considerati una grandezza significativa nel campo della geologia. Quello che però fa più preoccupare i ricercatori di Geomar è come si sta muovendo il vulcano più alto d’Italia. La montagna sta infatti cedendo sotto il suo stesso peso. Questo significa che l’Etna potrebbe collassare improvvisamente su sé stesso.

Etna scivola in mare: come si sta muovendo il vulcano

Solo l’idea di una montagna come l’Etna che collassa su sé stessa spaventa anche i più sereni d’animo. E’ chiaro, senza voler fare alcun allarmismo, che le conseguenze sarebbero devastanti per un’area molto grande attorno al vulcano, come confermato anche da Boris Behncke, vulcanologo presso l’osservatorio dell’Etna dell’Istituto Nazionale di Geofisica. Nella peggiore delle ipotesi, formulata in base a fenomeni simili in altre parti del mondo, una parte considerevole dell’Etna potrebbe franare in mare causando uno tsunami. Nello studio non si fa menzione sui tempi né sulla possibilità di prevedere un evento tanto disastroso come il collasso del vulcano. Si afferma solo che lo scivolamento annuo di due/tre centimetri è “significativo” e di conseguenza molto pericoloso.
“La deformazione gravitazionale profonda – spiega lo studio – può indurre un collasso catastrofico come nei casi dei vulcani Mombacho, Kilauea, altri vulcani hawaiani e Ritter Island, Papua Nuova Guinea. Il consenso generale per l’Etna è stato che è principalmente il sistema idraulico magnetico che guida il movimento del fianco sud-orientale instabile, piuttosto che le forze gravitazionali o tettoniche a provocare lo scivolamento”.

Etna scivola in mare: quanto è probabile questo scenario

Ma quanto è probabile questo scenario? L’articolo di presentazione della ricerca su Science Advances, intitolato “Crollo gravitazionale del fianco sud-orientale del Monte Etna” spiega chiaramente come questo movimento sia in atto e quanto sia potenzialmente pericoloso. Nell’immagine qui sopra è possibile apprezzare il dislocamento verso est del fianco sud-orientale dell’Etna da aprile 2016 a luglio 2017. La mappa è ottenuta integrando l’analisi GPS e InSAR usando il metodo SISTEM Le linee tratteggiate bianche mostrano i difetti principali. I punti mostrano le posizioni dei transponder geodetici del fondale marino. “Non possiamo escludere – si legge nel testo – che il movimento dei fianchi si evolva in un collasso catastrofico, implicando che il movimento del fianco dell’Etna rappresenta un rischio molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza”.  Gli scienziati di Geomar hanno scoperto che è la pressurizzazione del sistema magmatico, e non le forze gravitazionali, a controllare il movimento dei fianchi. “Finora, non è stato possibile separare tra questi processi – afferma lo studio – perché non erano disponibili dati sulla deformazione offshore fino a quando non abbiamo condotto la prima campagna di monitoraggio del dislocamento del fondo a lungo termine, da aprile 2016 a luglio 2017. Dati geodetici senza precedenti rivelano un scivolamento superiore ai quattro centimetri lungo l’estensione offshore di una faglia legata alla cinematica dei fianchi durante un evento di 8 giorni nel maggio 2017, mentre lo spostamento su terra ha raggiunto il picco a quattro cm sulla costa”.
Le incertezze riguardanti le cause dello scivolamento del fianco derivano dalla mancanza di informazioni sulla dinamica della parte sottomarina del vulcano Etna. Insomma, non c’erano studi che affrontassero questo aspetto. Ora si attendono commenti e valutazioni da parte della comunità scientifica italiana i cui studi sull’Etna sono molto vasti.

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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