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Lettera dall’incubo: “Io studentessa italiana a Parigi, nel giorno della strage”

Da Parigi una giovane tesista italiana presso l’Università Sorbona ci ha inviato una lettera toccante e molto significativa del profondo sgomento che lei e gli studenti italiani nella capitale francese stanno provando. A Parigi con molto entusiasmo e interesse presso “l’ambita” Università parigina, all’incubo di questi giorni in cui sono morti diversi studenti e docenti dell’Ateneo

 
Parigi da una diversa prospettiva.
Se dovessi raccontarvi chi sono o cosa ho fatto nella vita prima di venire qui a Parigi, sono sicura dopo la prima riga vi annoiereste e siccome non voglio accada io decido di raccontarvi chi sia la vera Ida, quella che, qui a Parigi è venuta per contribuire a realizzare un sogno.. Ogni risparmio in termini monetario, mio ma ovviamente con l’aiuto della mia amata famiglia, abbiamo deciso di investirlo nella mia istruzione, educazione. Sono una studentessa in dirittura d’arrivo, 24 anni, iscritta all’Università di Pisa al corso di Laurea Magistrale in Lingue e letterature euro-americane, venuta a Parigi per completare il difficile lavoro di redazione di tesi in letteratura francese. Dietro suggerimento del mio relatore, professore ordinario presso l’Università di Pisa, sono venuta a Parigi per inseguire un sogno, o almeno per compiere qualche passo che mi permetta un giorno di raggiungere la strada della concretezza.
Ottobre 2010, m’iscrivo all’Università di Pisa, Lingue e Letterature Straniere, indirizzo in storia dell’arte. A piccoli passi m’incammino in un percorso che poi diviene di immersione a piene mani in questa cultura, idillio amoroso che dal marzo 2011 fino ai nostri giorni non ha mai cessato di esistere. Nel marzo 2013 inizio a lavorare al mio lavoro di tesi triennale; progetto di tesi su Leonardo da Vinci.. fu allora che intensificai le mie venute in Francia, i miei occhi avevano sete implacabile, il mio corpo, in quelle mattine rigide d’inverno parigino, non ne voleva sapere di mollare. Code di due ore per essere tra i primi all’apertura, i soli ad avere il privilegio esclusivo di essere a quattr’occhi con la Vergine ed il s. Giovannino.. ovviamente per una manciata di minuti al Louvre, che storia.. E poi, finalmente, aprile 2015, vinco una borsa di studio presso la mai università d’appartenenza. Qualcuno mi sconsigliò di osare, mi disse un’autorevole voce: “Sig.na lasci stare la Sorbona, è così ambita”. Non era mia intenzione tentare quel concorso.. ma diedi ascolto a mia madre una volta tanto. Un solo posto per un centinaio di studenti che ne chiedeva l’assegnazione.. mi dicevo,: -“Sì, ok, sono brava a scuola ma non fino a questi livelli”. Poi incredula il giorno dell’assegnazione piansi, ma piansi così tanto che non ricordo altro giorno in cui piansi a tal punto, per gioia intendiamoci. No, ad essere sincera lo ricordo,sì, io ricordo altro giorno in cui piansi così tanto ma per mia sfortuna non più per gioia, ma per orrore. Venerdì 14 novembre, io ho vissuto la notte più brutta della mia vita, in cui le sole a tenermi compagnia furono lacrime amare e silenzio che pesava come fosse piombo. Vivo a Parigi da quasi un mese, o meglio, dovrei dire, sono ritornata a vivere a Parigi. Venerdì alle ore 20.51 rientro a casa distrutta; avevo assistito quel giorno ad una lezione di tre ore assolutamente deliziosa, avevo ancora l’animo in pace, oggetto: la presentazione della mostra al museo d’Orsey, ad opera di una delle curatrici, a seguire il tema della mostra in ambito letterario. Mi rilasso un po’, scrivo al mio fidanzato in Italia, sento i miei amici italiani. Ridendo e scherzando la mia amica Nicolina mi scrive: -ore 22.39 – Ida ma qui dicono, “Francia sotto assedio”, che sta succedendo? In quell’istante, spaesata quanto i miei amici, inizio a vedere immagini scorrere a raffica in rete, spari, giovani, barbarie. Mi agito, contatto la mia cara amica italiana Lorena, che attualmente studia presso L’Università Diderot, mi assicuro che lei, il suo fidanzato francese e suo fratello( venuto appositamente dall’Italia per festeggiare l’avvento della maggiore età in questa magnifica città) stiano bene. Sconvolta sento il mio fidanzato che mi tiene compagnia fino a notte fonda, spaesato anche lui; invio un messaggio ai miei genitori che non riesco a contattare subito in un primo momento, decido di aderire all’opzione apparsa su fb per le persone che vivono a Parigi: “Dì che stai bene”. Da lì alle alle 04.00 del mattino del giorno successivo messaggi di familiari, amici, conoscenti si susseguono. Come ho passato quella notte d’inferno: “ tremante, in una bolla di sapone dal sapore surreale, sulla poltrona. E’ stata la notte più lunga della mia vita. Vedevo immagini atroci, purtroppo corrispondenti al vero, spegnevo perché mi faceva troppo male ma poi riaccendevo, perché dovevo sapere.” La paura mi ha logorata, dentro, nell’intimo. La casa in cui abito dista poco, davvero poco, dal luogo in cui i terroristi durante gli eventi di gennaio assaltarono il supermercato e mietendo vittime, e altrettanto poco in linea d’aria dallo stadio di Francia. Temevo potessero entrare e farmi del male. Ero sola durante la notte più lenta della mia vita. Io però, a dirla tutta, quella sera sarei dovuta uscire con la mia amica Magda, sorboniana anche lei in Lettere, ma, sopraffatta dalla stanchezza e dalla voglia di sentire il mio fidanzato decisi di tornare a casa e rinunciare a uscire per passare una bella e spensierata serata di movida parigina, lì, in quelle zone colpite dagli attacchi, punti nevralgici, cuore pulsante, di gioia di vita e di vivere giovanile. Oggi, lunedì 16 novembre com’è che la Francia risponde? La Francia signori miei, più nello specifico i parigini, hanno coraggio da vendere. Per paura mi sono barricata dentro casa, siete liberi di darmi della vigliacca, fifona; io, per spirito di sopravvivenza, oggi non sono uscita. Ciò fa tre giorni di volontaria reclusione. Alle ore 12 ho seguito da casa il minuto di raccoglimento avuto luogo nella mia facoltà , Sorbonne-Paris IV, in cui era presente il presidente della repubblica F. Hollande. Credetemi, d’un tratto la paura era scomparsa, avrei voluto abitare così vicino da uscire di corsa e poter raggiungere quei colleghi di studio, sentire che insieme non abbiamo paura, sentire che insieme non dobbiamo aver paura.
“Nous savons tous qu’au delà des événements de vendredi, nous affrontons une menace terroriste désormais permanente. (…) Notre mot d’ordre doit être de défendre l’enseignement, la recherche, qui sont la raison d’être de l’institution universitaire. C’est par là que nous apporterons la meilleure réponse à tous ceux qui, par leurs actes, nient la pleine liberté de penser et d’agir, sur laquelle nous nous fondons.
Barthélémy Jobert
Président de Paris-Sorbonne ”
Idamaria Franco

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