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“Liberi di scegliere”: stasera su Rai1 il film di Giacomo Campiotti che racconta i figli della ‘ndrangheta strappati alla ‘ndrangheta

Liberi di scegliere è la serie tv di Giacomo Campiotti che andrà in onda, su Rai1, questa sera, 22 gennaio 2019 e porterà sul piccolo schermo la meravigliosa storia di giustizia. Il legame che emerge dal racconto è quello che si intreccia tra il giudice del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, nel film, il giudice Lo Bianco e Domenico, figlio di un boss malavitoso. Il film è ispirato ad una storia realmente accaduta, frutto di anni di lavoro e di un pizzico di fortuna, quasi di coincidenza, che portò, qualche anno dopo il reale incontro avvenuto tra Roberto Di Bella (il vero nome del magistrato minorile) e Domenico, la penna di Monica Zapell a stendere la sceneggiatura. «Il mio incontro con il giudice Di Bella – racconta Zapell a La Repubblica non fu professionale, mi occupavo della vicenda per motivi personali, per aiutare un bambino a scrivere un diario di vita. La fiction l’abbiamo fatta qualche anno dopo. Abbiamo preferito aspettare che ci fosse una sedimentazione, nonostante il materiale drammaturgico ci fosse da subito. Abbiamo protetto l’anonimato dei ragazzi, non li abbiamo trasformati in personaggi. A loro è stata tolta la possibilità di scegliere ciò che volevano essere». La storia è semplicemente sorprendente e molto più prossima alla realtà di quanto si immagini.

Liberi di scegliere, la trama

Domenico, il giovanissimo protagonista, è interpretato da Carmine Buschini ed è il rampollo di una potente famiglia della ‘Ndrangheta. Il suo destino è scritto sin dalla nascita: per lui nessuna possibilità di scelta, dovrà seguire le orme del padre. Ma non sempre i figli della mafia sognano una vita analoga a quella dei propri predecessori. Sottrarre i giovanissimi ad un destino tristemente scritto si può fare e questo è il messaggio che trapela da tutta la serie tv: senza una progettualità non può esserci un futuro libero. Il giudice Lo Bianco (a cui presta il volto Alessandro Preziosi), ispirato al presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria Roberto Di Bella, intravede il sogno di Domenico, il sogno di una vita diversa. A questo punto subentra tutta la passione che può nascere dall’uomo-giudice che costruisce un futuro per Domenico e con Domenico.

Ogni Tribunale per i Minorenni è pensato per queste giovani vite che entrano troppo precocemente nel circuito della giustizia perché nella quotidianità si trovano soli, sprovvisti di quel mentore che dovrebbe guidarli, incarnato nelle figure genitoriali, tendenzialmente, ma non solo. Nell’età minorile la mente dei ragazzi è modulabile, costruibile, salvabile. Liberi di scegliere racconta proprio una vicenda fatta di odio e violenza combattuti con il dialogo, la pazienza e la fiducia. Il cast è un cast investito di una grande responsabilità ed è composto da Nicole Grimaudo nelle vesti della madre di Domenico, Federica De Cola, Corrado Fortuna, Federica Sabatini e, infine, Francesco Colella il quale presta il volto al boss.

Il rapporto, a tratti paterno, tra il giudice e Domenico fa da filo conduttore per l’itera trama. La direttrice di RaiFiction Tinny Andreatta racconta a La Repubblica che «quando il produttore Angelo Barbagallo ci ha portato questa storia è apparso subito come un racconto necessario, doveroso. La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale che più si basa sui legami familiari. Il nostro è il racconto vero legato all’esperienza straordinaria di Roberto Di Bella, giudice minorile di Reggio Calabria dal 2011. Ha capito che questi ragazzi, cresciuti nella logica delle famiglie di ‘ndrangheta, non hanno una reale possibilità di scelta per il futuro, condizionati dai padri e dai fratelli maggiori». Le parole di Di Bella sono un inno all’amore per il futuro del nostro Paese: i ragazzi. «Siamo l’Erasmus della legalità – afferma il magistrato – da più di 10 anni offriamo ai figli dei boss la possibilità di una vita lontana dalle famiglie di ’ndrangheta. Un percorso alternativo fuori da quel modello educativo mafioso che sempre pregiudica lo sviluppo psicologico di bambini e adolescenti». 

E’ una vocazione straordinaria quella di Di Bella, magistrato che tuttavia, conscio di non far altro che il proprio mestiere, resta lontano dai riflettori ma non senza fungere da “longa manu”, celata. Alessandro Preziosi ha incontrato il magistrato rimanendone affascinato e colpito. «Alcune persone – ha spiegato l’attore – suggeriscono individualmente che fare il proprio dovere è più forte di qualsiasi eroismo o convincimento politico. La progettualità del singolo è alla base dell’educazione civica, ne sono convinto come padre e come persona. Ho incontrato il dottor Di Bella a metà strada del lavoro, è schivo, non ha smanie di protagonismo. Non ha la scorta, non ha l’aura dell’eroe solitario: fa il suo lavoro con passione». L’obiettivo di Preziosi, come lo stesso afferma, è quello di raccontare un’anima straordinaria facendone emergere il carattere umano senza creare un eroe da teleschermo. La scelta del titolo, inoltre, non è lasciata al caso: «Narrativamente la parola scegliere ha una grande forza. La scelta è una cosa che lo Stato deve garantire. Se no, non è Stato» dice Preziosi. A colpire è anche il rapporto di direttore silente che ha ricoperto Di Bella: «Ci teneva – racconta Alessandro Preziosi – con precisione chirurgica che gli eventi fossero esatti. È rimasto dietro il monitor a vedermi girare. Mi ha colpito perché quando l’ho conosciuto mi è sembrato di aver colto un certo modo di fare»

Liberi di scegliere: «La mafia si eredita»

È da 25 anni che di Bella, a parte una breve parentesi messinese, svolge la sua attività in un territorio complesso come quello reggino, ad alta pervasività mafiosa. «Stesse famiglie da oltre un secolo, stessi cognomi: dopo aver processato i padri negli anni ’90, qualche anno più tardi mi sono ritrovato a giudicare i figli», racconta. È l’effetto della “continuità generazionale” che si produce all’interno di molti nuclei familiari. E dimostra che in genere la mafia non si sceglie, si eredita. Come un destino. «L’introiezione della cultura mafiosa, i cui sintomi sono presto evidenti, dal bullismo, all’oltraggio a pubblico ufficiale, alla dispersione scolastica – continua il magistrato – va combattuta con scelte educative radicali». L’obiettivo è quello rendere possibile una progettualità di recupero effettiva dei minori, fuori dai confini regionali, tutelandone al contempo l’integrità emotiva nonché quella fisica. «Non si tratta di confische, di deportazioni o di provvedimenti punitivi, bensì di tutela – sottolinea il magistrato – vogliamo offrire altri orizzonti sociali, affettivi e psicologici a chi rischia un futuro di carcerazione, latitanza, lutti». Liberi di scegliere ci permette di saggiare con mano il lavoro di un grande personaggio contemporaneo, non un eroe ma un uomo che svolge con passione il proprio lavoro e che ogni giorno combatte una realtà dura a morire ma non per questo necessariamente eterna.

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