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Libia: chi sono i quattro cittadini italiani rapiti a Mellitah

Sono stati resi noti i nomi dei quattro tecnici italiani dipendenti della società di costruzioni Bonatti di Parma sequestrati in Libia domenica 19 luglio. Si tratta di Gino Pollicardo, ligure originario di Monterosso, nelle Cinque Terre, in provincia della Spezia; Salvatore Failla e Filippo Calcagno, siciliani originari, rispettivamente, di Siracusa ed Enna, e Fausto Piano, ancora non è stato chiarito se originario di Roma o di Cagliari.

Failla ha 47 anni, è padre di due figlie di 22 e 12 anni, è saldatore specializzato. Da anni lavorava in Tunisia e solo di recente era stato trasferito in Libia. Calcagno ha 65 anni, è stato per anni tecnico dell’Eni prima di lavorare per la Bonatti. È sposato e ha due figlie. Queste le uniche notizie trapelate. Le famiglie dei 4 italiani si sono trincerate dietro un comprensibile, angoscioso, silenzio.

Rientrati in Libia dalla Tunisia, i quattro italiani sono stati rapiti mentre si dirigevano, senza scorta, verso il compound dell’Eni nella zona di Mellitah, l’impianto petrolifero e gasiero che esporta anche verso l’Italia; lo ha riferito la Farnesina, che da domenica lavora in silenzio per riportare in libertà i nostri connazionali.

I 4 dipendenti della Bonatti di Parma, che si occupa della manutenzione nell’impianto della multinazionale del gas, stando a quanto riportato da Al Jazeera, sarebbero stati rapiti da milizie locali, elementi vicini al cosiddetto “Jeish al Qabail” (L’esercito delle Tribù). Si ipotizza che siano finiti al centro di una guerra tra milizie, caduti vittime di tribù locali e ridotti a ‘merce di scambio’, anche se “è troppo presto per fare ipotesi”, ha ribadito ieri il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

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