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Libia news guerra, qual è la posizione dell’Italia? Le mosse del Governo Conte

Si fa sempre più alta la tensione in Libia. Gli scontri tra milizie rivali a Tripoli hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza. Le violenze scoppiate la scorsa settimana hanno provocato almeno 47 morti, tra cui numerosi civili, e 130 feriti. Lo ha comunicato il ministero della Sanità libico, secondo quanto riferito dai media locali. Gli scontri sono iniziati quando la Settima Brigata, di stanza a Tarhouna (città a 60 km da Tripoli), ha attaccato alcune aree della zona sud della capitale in mano a milizie che sostengono il governo di concordia nazionale. Al-Serraj avrebbe richiesto l’intervento di forze alleate di stanza a Misurata, Zintan e Zlitan per mettere fine ai combattimenti. Secondo quanto scrive il sito d’informazione ‘Libya Observer’, un convoglio militare di forze – soprattutto di Misurata – che facevano parte dell’operazione Bunyan al-Marsous, che ha guidato la guerra contro lo Stato islamico a Sirte, è arrivata nella capitale. Il sito spiega che alla guida delle forze, attualmente di stanza a Tajoura e che aspettano il segnale per dispiegarsi nelle zone “vitali” di Tripoli, c’è il generale Mohammed Zain. Fonti citate da ‘Libya Observer’ hanno aggiunto che un’altra forza da Zlitan è pronta a unirsi agli uomini di Bunyan al-Marsous. Intanto il ministero dell’Interno del governo di concordia nazionale ha incaricato l’Agenzia per la Sicurezza generale e i Checkpoint guidata da Imad Trabelsi, da Zintan, di prendere posizione nei quartieri occidentali di Tripoli per proteggere le istituzioni.

Guerra in Libia news: cosa sta succedendo

Una fonte della sicurezza all’emittente ‘Libya al-Ahrar’ riferisce oggi di “scontri violenti tra la Settima brigata di Tarhuna e la sicurezza centrale” ad Abu Salim, quartiere alla periferia meridionale di Tripoli, in Libia. La sala operativa del ministero dell’Interno è stata trasferita nella zona di Janzur, considerata più sicura. Lo stessa tv cita testimoni oculari che hanno affermato di aver udito rumori di razzi nella zona Collina Verde che hanno fatto tremare gli edifici. Approfittando della confusione dovuta agli scontri, circa 400 detenuti sono fuggiti da un carcere nei pressi della capitale libica. “I detenuti sono riusciti a forzare l’apertura delle porte” e a fuggire dalla prigione di Ain zara, ha riferito la polizia, secondo quanto riporta la Bbc. Molti dei detenuti del carcere di Ain Zara sarebbero sostenitori dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, condannati per le violenze durante la rivolta del 2011. La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha convocato per domani alle 12 ”in un luogo che verrà annunciato in seguito” le varie parti coinvolte nella recente escalation di violenza a Tripoli. Nella nota diffusa da Unsmil si legge che l’obiettivo dell’incontro è quello di avviare un ”dialogo urgente sull’attuale situazione della sicurezza a Tripoli”. La convocazione segue quanto scritto nelle ”pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite” e ”l’offerta del Segretario generale delle Nazioni Unite di mediare tra le varie parti libiche”.

Guerra in Libia news: la posizione dell’Italia e le mosse del Governo Conte

“Escludo interventi militari che non risolvono nulla – ha detto Salvini lasciando palazzo Chigi – E questo dovrebbero capirlo anche altri. L’Italia deve essere la protagonista della pacificazione in Libia. Le incursioni di altri che hanno altri interessi non devono prevalere sul bene comune che è la pace”. In precedenza una nota di palazzo Chigi aveva già smentito “categoricamente”, “in relazione ad alcune notizie apparse sulla stampa odierna”, “la preparazione di un intervento da parte dei corpi speciali italiani in Libia. L’Italia continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione sul terreno e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito”. “Sono molto preoccupato per la Libia – ha affermato il vicepremier – Evidentemente c’è dietro qualcuno. Nulla succede per caso. Il mio timore è che qualcuno, per motivi economici nazionali, metta a rischio la stabilità dell’intero Nord Africa e conseguentemente dell’Europa”. Parla della Francia? ”Penso – ha replicato Salvini – a qualcuno che è andato a fare una guerra e non doveva farlo e a qualcuno che fissa delle date delle elezioni senza interpellare gli alleati, l’Onu, i libici. Le forzature, le esportazioni di democrazie e la fissazione di date elettorali a prescindere da quel che pensano i cittadini, non hanno mai portato nulla di buono”.

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