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Licenziamento disciplinare: procedura, preavviso, Naspi 2017 e informazioni utili

Negli ultimi mesi si è parlato sempre di più di licenziamento disciplinare, anche a causa di un dato preoccupante rilevato dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps: nei primi 10 mesi del 2016 si è verificato un aumento di questa tipologia di licenziamento del 27,4% rispetto allo stesso periodo del 2015 (il loro numero è lievitato da 47.728 a 60.817 unità). Vediamo di capirne le ragioni e fornire tutte le informazioni utili al lavoratore.

Che cos’è il licenziamento disciplinare: licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, differenze e preavvisi

Come già spiegato da UrbanPost, il licenziamento disciplinare può essere di due tipi:

1) il licenziamento per giusta causa (art. 2119 c.c.) viene disposto nel caso in cui il lavoratore metta in atto comportamenti disciplinarmente così gravi da non permettere la prosecuzione del rapporto di lavoro nemmeno in via provvisoria: non esiste, quindi, obbligo di preavviso da parte del datore di lavoro. Qualche esempio delle motivazioni che possono portare a questo tipo di provvedimento? Falsa malattia, falso infortunio, violazione del patto di non concorrenza, sottrazione dei beni all’azienda.

2) licenziamento per giustificato motivo soggettivo (art. 3 della legge 604/1966): anche in questo caso ci troviamo di fronte a un “notevole inadempimento” del lavoratore ai suoi obblighi contrattuali. Ma l’inadempienza viene giudicata di minore gravità, motivo per cui il lavoratore ha diritto al preavviso o comunque all’indennità di mancato preavviso. Tra le motivazioni che possono portare all’avvio di questa procedura, l’insubordinazione ai propri superiori, assenza ingiustificata per oltre 4 giorni consecutivi, comportamento negligente.

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Procedura: cosa fa il datore di lavoro quando intende licenziare un dipendente

Nel momento in cui il datore di lavoro vuole licenziare un dipendente per un inadempimento di quest’ultimo, deve seguire la procedura normata dall’art. 7 della legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori). Il datore di lavoro dovrà quindi contestare il fatto e chiedere al lavoratore di presentare le proprie giustificazioni; trascorsi cinque giorni, potrà adottare eventualmente la sanzione (procedimento previsto anche nel caso di piccole imprese). E’ importante sapere che questa procedura è obbligatoria: nel caso in cui non sia espletata, il licenziamento intimato è illegittimo.

Licenziamento disciplinare e Naspi 2017: cosa sapere

La Naspi – indennità di disoccupazione prevista per quanti perdono involontariamente il lavoro – può essere richiesta anche da lavoratori licenziati per motivi disciplinari: tale tipologia di licenziamento, infatti, non può essere intesa come una forma di disoccupazione volontaria, dal momento che è la conseguenza di “un atto unilaterale di licenziamento del datore di lavoro” (vedi interpello n.13/2015).

Licenziamento illegittimo e reintegro: informazioni importanti per il lavoratore

Come molti di voi sapranno, il decreto legislativo n.23/2015 ha ridotto le garanzie riconosciute ai lavoratori licenziati in modo illegittimo: la legge prevede che, in caso di licenziamento disciplinare, il datore di lavoro debba reintegrare il lavoratore solo nel caso in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato (prevedendo tutele diverse a seconda della grandezza dell’azienda). Al di sotto di determinate soglie, al lavoratore licenziato in modo illegittimo viene solo riconosciuta una indennità che oscilla tra le 4 e le 24 mensilità.

In apertura: foto di geralt/Pixabay.com

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