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Licenziamento per giusta causa: preavviso, Naspi, motivi e informazioni utili

Che cos’è il licenziamento per giusta causa e come comportarsi nel caso in cui malauguratamente ci riguardi? Il provvedimento può essere disposto dal datore di lavoro quando il lavoratore mette in atto comportamenti disciplinarmente talmente gravi da non permettere nemmeno in via provvisoria la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Così come stabilito dall’articolo 2119 del c.c., esistono casi di inadempimenti irrisolvibili in cui le parti (ossia il datore di lavoro e il lavoratore) possano recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato senza necessità di preavviso qualora si verifichi, appunto, una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto medesimo. Si può trattare tanto di inadempienze contrattuali, quanto di gravi motivi che esulano dalla sfera del contratto ma possono riflettersi sull’ambiente di lavoro e incrinare irrimediabilmente la fiducia che lega datore di lavoro e lavoratore. Esempi concreti di motivi che possono portare al licenziamento per giusta causa? Falsa malattia o falso infortunio del dipendente, scorretto uso dei permessi, sottrazione di beni all’azienda, falsa timbratura del cartellino, violazione del patto di non concorrenza, abbandono ingiustificato del posto di lavoro da parte del dipendente, condotta extralavorativa penalmente rilevante che può ledere il vincolo fiduciario.

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La Naspi – sussidio di disoccupazione introdotto dal Jobs Act – spetta a chiunque abbia perso il proprio impiego per cause indipendenti dalla propria volontà, quindi può essere richiesta anche nei casi di licenziamento per motivi disciplinari (come si legge nella circolare Inps n. 142 del 2015, “il licenziamento disciplinare non può essere inteso quale evento da cui derivi disoccupazione volontaria in quanto la misura sanzionatoria del licenziamento non risulta conseguenza automatica dell’illecito disciplinare ma è sempre rimessa alla libera determinazione e valutazione del datore di lavoro, costituendone esercizio del potere discrezionale”).

Nel caso in cui il dipendente sia licenziato in modo illegittimo, quali sono le tutele per i lavoratori assunti “con il Jobs Act”, ovvero per coloro che hanno stipulato un contratto a tutele crescenti a partire dal dal 7 marzo 2015? Il decreto legislativo 23/2015 riduce le ipotesi in cui il giudice può ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente illegittimamente licenziato: il datore di lavoro può essere obbligato a reintegrare il lavoratore esclusivamente nei casi in cui sia dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore.

In apertura: foto di Geralt/Pixabay.com

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