in

Lino Guanciale rivela: «Sono stato il primo a stupirmi quando hanno iniziato a parlare di sex symbol!»

In televisione è il commissario Cagliostro ne La porta rossa, a teatro porta in giro  in tutt’Italia lo spettacolo Ragazzi di vita di Massimo Popolizio. Parliamo di Lino Guanciale, uno degli attori più amati dal pubblico. Un artista brillante che negli ultimi anni ha conquistato i telespettatori con fiction di successo come La dama velata, Che Dio ci aiuti e L’allieva. In un’intervista appena uscita su Vanity Fair Lino Guanciale ha voluto fare un bilancio della sua vita: alla soglia dei 40anni si dice pronto a dedicarsi agli affetti e ad aprire la porta dell’amore. «Non vado ai party, non faccio public relation, non ho tempo libero. Da un punto di vista affettivo sento che sto scavallando: dopo anni passati a dare priorità al lavoro, ora mi si aprono nuovi spazi».

Dall’amore per la letteratura alla passione per il teatro: poi tanta tv

Se non avesse fatto l’attore cosa sarebbe diventato Lino Guanciale? «Il medico, come mio padre, o il giornalista». Appassionato di letteratura sin da ragazzo – «Ero molto chiuso, non avevo le passioni dei maschietti della mia età, leggevo già tanto, ero curioso di altre cose, avevo un’altra sensibilità e stavo molto con le mie compagne!» – l’attore de La porta rossa si dice orgoglioso «di non avere mai smesso di andare nelle scuole a insegnare. Se tutti avessero gli strumenti per misurarsi lucidamente con la realtà, sarebbe più difficile venire fregati da chi fa propaganda su paure fake. O meglio, le paure sono reali, sono i loro oggetti a non esserlo». Un’attività quella di docente di teatro che gli ha procurato non poche soddisfazioni: «A Modena e a Roma, dove ho insegnato per più tempo, c’è stato un incremento delle presenze a teatro anche quando non ero famoso. È la formula che funziona. Se la promozione la fa non uno storico, pur bravissimo, ma un attore che recita e dà gli strumenti per fare entrare il pubblico in un mondo sconosciuto, l’effetto è più forte». La scelta di fare televisione, infatti, ha sempre a che fare con il teatro, suo primo grande amore: «All’inizio i colleghi storcevano il naso: “Sei bravo a fare questo, che bisogno c’è di fare la tv?”. Ma il mio obiettivo non era fermarmi lì. La visibilità mi ha permesso di fare teatro. Oggi non criticano più: negli ultimi anni le cose sono cambiate, molti steccati sono stati abbattuti».

Lino Guanciale non si sente un sex symbol, un «belloccetto» questo sì

Bravo, colto, preparato, Lino Guanciale non si sente un bello: «Sono onesto, questa cosa non l’ho mai calcolata. Sono stato il primo a stupirmi quando hanno iniziato a parlare di sex symbol!». Se ne parla dal 2015 da quando Guanciale ha interpretato nella fiction La dama velata, il primo maschio alfa un po’ cattivo, un po’ dannato. A teatro era considerato un bel ragazzo, lo stesso quando frequentava l’accademia: «Bova. Santamaria. Borghi. In accademia ero con Francesco Scianna: era lui il bello. Io ero belloccetto, ma non chissà che…».

leggi anche l’articolo —> Michelle Hunziker inaspettate rivelazioni su “Adrian”: «Impossibile lavorare in quelle condizioni!»

(Foto: pagina facebook Lino Guanciale fans)

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

Mondadori offerte di lavoro: nuove assunzioni in Italia, le posizioni aperte, requisiti, come candidarsi

Corea del Nord, rimpatrio forzato per la figlia dell’ex ambasciatore a Roma dopo la scomparsa del padre disertore