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Lirio Abbate: quando il giornalismo è vita, contro ogni mafia e minaccia

Lirio Abbate, giornalista italiano classe 1971, è stato inserito quest’anno nella “top dei 100 eroi dell’informazione del mondo” dall’organizzazione internazionale Reporters Without Borders. La motivazione? “Le minacce di morte e la sua presenza nella lista nera di Cosa nostra non lo hanno intimidito”. Non lo hanno intimidito, nemmeno pochi giorni fa, precisamente nella notte tra martedì 11 e mercoledì 12 novembre 2014, quando una Renault Clio ha speronato la sua auto blindata, mentre viaggiava insieme alla sua scorta. Lirio Abbate vive sotto protezione da sette anni. Da sette anni non è totalmente libero per le minacce che è costretto a subire dalla mafia. Che cosa ha fatto Lirio Abbate per meritarsele? Ha informato. Ha scritto. Ha cercato di svelare verità atroci, testimone in prima linea di quando il giornalismo sia sinonimo di vita.

Da quanto hanno scritto l’Espresso e Repubblica, sembra che il problema ora non sia Cosa Nostra, da sempre contro di lui, ma la criminalità organizzata romana; e perché? Perché Lirio Abbate ne aveva parlato proprio martedì 11, durante la puntata di Ballarò, prima che la Renault Clio speronasse la sua auto. Non è un caso, che l’ultima inchiesta trattata dal giornalista investigativo abbia un titolo che racchiude tra parole ben precise: Intimidazioni “fascio-mafiose”.

Il ragazzo al volante dell’auto non ha voluto spiegare la motivazione che lo ha indotto ha speronare l’auto di Abbate, ma sulla macchina rubata, precisamente sul sedile di guida della vettura, è stato trovato un proiettile di grosso calibro insieme ad un biglietto, tutto era destinato a Lirio Abbate. Lui sceglie ogni giorno di esercitare la sua professione, contro ogni mafia e minaccia.

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