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“Lo chiamavano Jeeg Robot” recensione, Claudio Santamaria rivoluziona il cinema italiano in poche mosse

Alt. Abbiamo un vincitore, forse. Il 2016 si ferma al 25 febbraio per il cinema: è uscita la perla italiana difficilmente superabile a stretto giro di posta. Sì, perché da ieri nelle sale cinematografiche è possibile gustare una pellicola che con il cinema in salsa tipicamente italiana ha poco e niente da spartire. Di cosa parliamo? Facile, “Lo Chiamavano Jeeg Robot”. Ma come, nel 2016 ancora questo cartoon manga ideato dai giapponesi negli anni ’70? Possibile si sia così arretrati ancora? E poi, non sono bastati gli “Zero Assoluto” a stroncare il povero “Goldrake”, altro grande anime degli anni ’70, con un’interpretazione di dubbio gusto all’ultimo Sanremo? (qui) Fermi, state fermi. Non partite in quarta come solo gli italiani, a volte, sanno fare. Riavvolgete il nastro, prendete fiato e capite la prima, sostanziale e fondamentale, differenza tra questo film e il cartone animato: nessuno ha voluto rivisitare Jeeg Robot, assolutamente nessuno.

In questa pellicola, realizzata dal regista Gabriele Mainetti e scritta da Menotti, c’è solo un lungo omaggio a Hiroshi Shiba, il robot d’acciaio più famoso del mondo. Sì, perché la trama ruota attorno alla giovanissima attrice Ilenia Pastorelli, bella ma ingenua nel credere che Claudio Santamaria, per l’occasione Enzo Ceccotti, possa essere il vero Jeeg Robot. La scenografia è quella della periferia di Roma, una delle zone più temute dai cittadini della capitale italiana, un quartiere di borgata, “Tor Bella Monaca” con un protagonista, il bravissimo Santamaria, giovane ladruncolo il cui obiettivo è quello di guadagnarsi da vivere con piccoli furti. Un giorno, per sfuggire dalle grinfie della polizia si getta nel fiume Tevere dove entra in contatto con una sostanza radioattiva: grandissimo tocco di classe del regista Mainetti. In un film dal genere “superhero” riesce a toccare temi d’estrema attualità come, appunto, l’inquinamento delle acque italiane. Contestualizzare, rendere attuali alcuni temi anche in una pellicola tutt’altro che “veritiera” è la grande mossa di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”. Seconda strategia vincente di Claudio Santamaria e colleghi: in Italia, ultimamente, attori come Depp e Diesel sono stati criticati per aver dovuto aumentare il proprio peso corporeo per esigenze di copione; anche l’attore romano, impegnato in Jeeg Robot, ha dovuto fare i conti con chili di pasta in più nella propria alimentazione. Ed è da qui che arriva la percezione di una figura, quella di Enzo Ceccotti, abbandonata alla vita quotidiana senza alcun schema fisso: barrette di cioccolato, pasta in eccesso, birra, rutti liberi. Il tipico ragazzo adulto ma mai davvero cresciuto.

E poi l’interpretazione del terzo protagonista di questa pellicola: Luca Marinelli. “Lo Zingaro” è il capo di una batteria di giovani criminali con il sogno di diventare qualcuno: bravo Santamaria, ti porti dietro il celebre “Romanzo Criminale” con cui ti sei affermato sulla scena cinematografica. Scherzi a parte, Marinelli è un mix di stereotipi del criminale di borgata: vuole allargare il proprio giro ma resta fregato, ascolta la musica degli anni ’80 ed ha l’ossessione di diventare qualcuno di importante per la città di Roma. Suscita, allo spettatore, sentimenti di terrore conditi da pateticità, nelle sue gesta è esilarante, quasi comico in una percezione di scena dove diventa difficile distinguere cosa sia reale e cosa sia surreale. È una pellicola, quella di “Lo Chiamavano Jeeg Robot” funzionale per il cinema italiano perché ha la capacità di accontentare gli amanti di tutti i generi: chi adora i fantasy e i manga ritrova un umano con i superpoteri, chi adora azione tipicamente da film italiano troverà gli scontri con la malavita, chi resta estasiato per le storie romantiche troverà del tenero nel rapporto nato tra Ceccotti e Alessia. Insomma, c’è tutto quello che serve per fare bene ed i risultati sembrano proprio testimoniarlo: Santamaria sta già lavorando, insieme agli altri autori, al sequel di questo primo “superhero movie” capace di rivoluzionare il cinema italiano.

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