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L’odore acido di quei giorni recensione: 1977-2017, 40 anni dalla Bologna Rossa in un noir di Paolo Grugni

La storia è fatta per non essere dimenticata. La storia si deve raccontare. E ci sono varie forme di diffusione degli eventi. Quando parliamo di anni di piombo utilizziamo una metafora per raccontare quel che dovrebbe rientrare, più specificatamente, nel calderone delle “guerre”. Se sfogliate i libri di storia di scuola media o di istruzione di secondo grado non troverete mai –  se non nelle ultimissime pagine dei manuali – un’analisi su quanto accaduto in Italia negli anni ’70. Lo stragismo è un tema poco approfondito in ambito scolastico, specie dopo le varie Riforme con cui gli studenti hanno dovuto convivere. Si dà più attenzione a quanto accaduto in epoche a noi lontani. Salvo poi lamentare una scarsa conoscenza della storia politica italiana attuale. Ed è per questo che chi non ha vissuto in prima persona gli anni dello stragismo, solo ed esclusivamente per mere questioni anagrafiche, può scoprire quel periodo buio italiano attraverso film, racconti per via orale, tracce audio rimaste intatte e libri. E in quest’ultimo capitolo non possiamo che inserire, con gran piacere, il romanzo noir di Paolo Grugni: “L’odore acido di quei giorni”. Una scelta azzeccata fin dal titolo: il racconto, edito per la prima volta nel 2011 da Laurana Editore, tocca tutti i sensi dell’essere umano. Capita raramente di sfogliare un libro e di percepire l’odore acre delle bombe. E Grugni, nelle sue oltre 200 pagine di romanzo, ci riesce alla grande.

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L’odore acido di quei giorni non è un manuale storico. Non è un romanzo nozionistico. Né un racconto di parte. Il Grugni utilizza la fervida immaginazione per raccontare la Bologna rossa, l’Emilia comunista del biennio 1976-1977. Lo fa dando vita a un medico fatto fuori dalla società borghese la cui unica colpa non è quella di non saper operare in ambito medico ma di avere ideali comunisti con l’accusa di essere vicino ai brigatisti. Un noir che racconta gli eventi degli anni di piombo ma mai allontanandosi dal punto focale: raccontare la storia di Alessandro. Il medico alle prese con una co-protagonista “trovata per strada” che lo metterà alla ricerca di un assassino. Ed è così che il Grugni, pur dando spazio alla storia del chirurgo rosso, incastonerà il contesto della Bologna a cavallo tra il ’76 e il ’77.

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Ci sono elementi apprezzabili e che valorizzano il lavoro di Paolo Grugni in L’odore acido di quei giorni. Anzitutto la volontà di raccontare l’Italia del tempo non solo dal punto di vista politico ma anche mediale. Sì, perché il ’76-’77 è un biennio fondamentale per il futuro comunicativo del Bel Paese. Entrano in gioco le radio private – e nel romanzo c’è ampio spazio per Radio Alice che scandisce, quotidianamente, il racconto con eventi realmente accaduti nella Bologna rossa – c’è l’addio a Carosello a cui Alessandro assiste da spettatore televisivo. C’è il senso di smarrimento del chirurgo rosso, lo stesso trasmesso al lettore: lui, il protagonista del romanzo noir, tirato in mezzo a un gioco più grande di lui. I dialoghi de L’odore acido di quei giorni, invece, sono molto ‘popolani’. Il linguaggio utilizzato ricalca gli ambienti di campagna degli anni ’70. E nel suo noir, lungo il racconto, si scopre una Persiceto – luogo d’ambientazione – tutt’altro che tranquilla ma piuttosto terra popolata da doppiogiochisti.

L’odore acido di quei giorni – Sinossi

Alessandro Bellezza vive a Persiceto, vicino a Bologna, ed è un medico. Anzi, lo era prima di essere radiato dall’albo per la sua sospetta vicinanza alle Brigate Rosse. Ora, il “chirurgo rosso” – come viene appellato più volte – perlustra le strade di notte per liberarle dai cadaveri degli animali investiti, frequenta le riunioni di Democrazia Proletaria e vorrebbe dire basta al vizio dell’alcol per ottenere il permesso di rivedere i suoi figli. Già, gli affetti familiari che la moglie, andandosene per sempre, ha portato via con sé. Una sera di metà dicembre, tornando a casa nel pieno di una tempesta di neve, Alessandro trova sul ciglio della strada il corpo di una giovane donna. Credendola morta, la carica sul pickup per portarla nel suo ambulatorio e informare i carabinieri. Il giorno dopo la donna si risveglia; ristabilitasi e recuperata la memoria, condurrà Alessandro sulle tracce di un assassino che ha già ucciso cinque donne e che sembra avere sinistri legami con i fascisti di Ordine Nuovo, scoperchiando la sentìna del terrorismo nero nel cuore dell’Emilia rossa. Quando Alessandro capisce che la storia in cui è piombato è troppo grande per lui ormai c’è dentro fino al collo, e non gli resta che andare fino in fondo. E anche oltre.

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