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L’omeopatia funziona o non funziona? Ecco quello che c’è da sapere

Che cos’è l’omeopatia? Questa pratica di medicina alternativa è stata messa a punto dal medico tedesco Samuel Hahnemann, che verso gli inizi dell’Ottocento, provando a curare la malaria con il chinino, giunse alla conclusione che somministrando la sostanza diluita riusciva comunque a curare la malattia evitando gli effetti collaterali dovuti proprio al chinino. L’omeopatia, quindi, si basa sul principio di somministrare una dose diluita di un particolare principio attivo contenuto nel mondo minerale, vegetale o animale – generalmente in forma di globuli, granuli o soluzioni alcoliche – che corrisponde allo stesso sintomo manifestato dal paziente (pratica che tuttavia non ha trovato conferma in alcuna evidenza scientifica, rendendo l’omeopatia estremamente attaccabile). In Italia l’omeopatia può essere praticata solo da medici-chirurgi, che, in accordo con il principio di esaminare il paziente nella sua globalità, eseguono una visita specialistica tenendo conto della “storia” clinica della persona e delle differenze individuali.

Dopo il successo con cui l’omeopatia è stata accolta alla fine del Novecento, soprattutto per la riscoperta delle medicine alternative, negli ultimi anni la “pseudoscienza” è stata attaccata su più fronti da fonti autorevoli.
Nel 2005 un articolo pubblicato sull’illustre rivista medico scientifica The Lancet ha screditato l’omeopatia come pratica di cura, paragonandone l’efficacia a quella dell’effetto placebo. Nel 2009, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è pronunciata pesantemente contro la Society of Homeopaths, che aveva fatto una campagna promuovendo l’omeopatia come un trattamento da percorrere nei casi di tubercolosi, diarrea infantile, HIV, malaria e influenza. Già nel 2006 una review pubblicata sull’European Journal of Cancer aveva dimostrato che l’omeopatia non è efficace nella cura del cancro.

Nel 2014 un recente studio redatto dal National Health and Medical Research Council (Nhmrc), ente di studio australiano, ha passato al setaccio 225 ricerche pubblicate sul tema e 57 revisioni, valutando la qualità degli studi e giungendo alla conclusione che, anche qualora fosse dimostrato qualche effetto positivo dell’omeopatia, questo non possa essere considerato attendibile perché lo studio ha riguardato un campione troppo ridotto di pazienti. Il rapporto non ha mancato di accendere polemiche, come quella da parte del dottore Osvaldo Sponzilli, direttore dell’Ambulatorio di medicina anti-aging, omeopatia e agopuntura dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, che ha portato da contraltare la propria esperienza ultra trentennale, oppure quella di Simonetta Bernardini, medico presidente della Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata di Firenze. Come riportato da La Repubblica in un articolo del 12 marzo 2015, tra le critiche maggiori sollevate dalla dottoressa è il fatto che tra migliaia di lavori che dimostrano l’efficacia dell’omeopatia siano stati scelti solo quelli sfavorevoli e che l’omeopatia all’estero, affidata a non dottori a differenza di quanto avviene in Italia, possa rivelarsi molto pericolosa.

Più fonti, intanto, provano che il numero di pazienti che fa ricorso all’omeopatia si è progressivamente ridotto nel corso degli anni: secondo i dati Istat, in Italia dal 2000 al 2005 la percentuale di persone che ne hanno fatto ricorso all’omeopatia sarebbe diminuita dall’8,2% al 7%. Non resta a noi valutare se l’omeopatia funziona o non funziona; quello che è certo, è che i rimedi omeopatici possono rivelarsi potenzialmente dannosi se spingono il paziente a ritardare terapie mediche di comprovato valore scientifico. L’unico consiglio che ci sentiamo di dare è quello di rivolgersi sempre e comunque ad un medico di fiducia, che, dopo aver valutato il nostro disturbo, sappia consigliarci la terapia migliore.

Image Credit: ShutterstockBottles with homeopathy globules and homeopathy liquid

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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