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Loris Stival: il nonno Andrea Stival potrebbe essere indagato

Se davanti ai magistrati Veronica Panarello dovesse ripetere quanto già rivelato ad una psicologa nel carcere di Catania  – che il suocero Andrea Stival, suo presunto amante, avrebbe ucciso il piccolo Loris – l’uomo potrebbe essere presto indagato e risentito dagli inquirenti insieme alla compagna Andreina, come atto dovuto, affinché si possa valutare, nella massima tutela dei signori Stival, se la 27enne accusata di infanticidio abbia mentito oppure no. L’interrogatorio di Veronica Panarello è previsto nei prossimi giorni, in presenza dell’avvocato Villardita, nel carcere di piazza Lanza a Catania. Se ne è avuta conferma poco fa durante la trasmissione di Rai 1, Storie Vere.

Si tratterebbe – nel caso la procura di Ragusa decidesse di fare ulteriori accertamenti in merito alle ultime gravissime rivelazioni della Panarello – di una attività di riscontro investigativo molto laboriosa e assolutamente necessaria. L’alibi del signor Andrea Stival, che ha immediatamente preso le distanze dalle accuse della nuora, smentendola, potrebbe essere dunque posto sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, e passato al setaccio fin nei dettagli.

La sua ricostruzione fornita agli inquirenti conterrebbe infatti una contraddizione di non poco conto: l’uomo e la compagna Andreina, infatti, sentiti separatamente subito dopo il delitto, così come tutti i familiari della vittima, avrebbero entrambi omesso un particolare importantissimo, ovvero di essere stati alle 11 del 29 novembre 2014 nel negozio Vanity House sito davanti all’abitazione di Veronica Panarello, raccontando invece di trovarsi, a quell’ora, da tutt’altra parte.

Rimasti nell’esercizio per 19 minuti, i due sarebbero apparsi già all’ingresso scossi ed agitati, a riferirlo anche stamani, ai microfoni di Mattino 5, l’esercente e la commessa. La compagna di Andrea Stival avrebbe accusato un malore e il titolare le avrebbe offerto dell’acqua con zucchero per aiutarla a riprendersi. Circostanze e accadimenti di cui entrambi non avrebbero fatto menzione agli inquirenti, che tuttavia sono state immortalate dalle telecamere interne al negozio in questione, ma che la Procura non avrebbe allegato agli atti dell’inchiesta, forse perché non reputate rilevanti ai fini delle indagini.

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