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Loris Stival, intervista esclusiva al legale di Veronica, Francesco Villardita: “Ora il movente c’è”

UrbanPost ha raggiunto Francesco Villardita, legale difensore di Veronica Panarello, la mamma 27enne in carcere con l’accusa di avere ucciso il figlio di 8 anni, Loris Stival. A poche settimane dalle clamorose dichiarazioni dell’indagata, che ha chiamato in correità il suocero, Andrea Stival, abbiamo rivolto al suo difensore alcune domande in merito agli ultimi sviluppi del caso.

Ecco come ha risposto ai nostri quesiti, tracciando un quadro esaustivo sullo stato attuale dell’inchiesta condotta dalla Procura di Ragusa, e spiegando i motivi per i quali la sua assistita solo ora, a oltre un anno dall’omicidio, rivela questa nuova ‘verità’ agli inquirenti, fornendo il movente, il presunto complice e l’arma del delitto che la magistratura in un anno di indagini aveva sempre cercato invano.

A fronte delle ultime novità emerse dall’interrogatorio reso da Veronica Panarello lo scorso 19 febbraio, a che punto sono gli accertamenti della Procura nei riguardi del signor Andrea Stival? Sono emersi riscontri oggettivi a suo carico, dopo le gravi accuse della sua assistita?

“Ritengo che la Procura, come ha sempre fatto, stia lavorando alacremente in tal senso perché, di fronte a una chiamata in correità di un imputato – con una versione dei fatti che va tutta certamente verificata – che comunque fornisce un complice, un movente e un’arma del delitto (cavo elettrico usb ndr) che risulta essere diversa da quella per la quale c’è l’imputazione (fascette da elettricista ndr), ritengo che ci siano tutti gli elementi per condurre un’indagine a 360 gradi. Così come la Procura, le posso assicurare che anche noi ci stiamo muovendo con i nostri tecnici per poter cercare i riscontri oggettivi alle dichiarazioni della signora Panarello”.

In pochi mesi, spiazzando tutti, dopo aver negato ogni responsabilità, la sua assistita ha raccontato due verità opposte sulla mattina dell’omicidio, passando dall’incidente domestico finito in tragedia alla chiamata in correità del suocero. Perché, a suo parere, quest’ultima versione dei fatti dovrebbe essere ritenuta attendibile da chi indaga?

“Allora, in questa vicenda processuale abbiamo tre versioni: la prima è quella in cui la signora Panarello si dichiarava completamente estranea ai fatti (era una sua linea di difesa o frutto di un momento di amnesia, sarà compito dei medici stabilirlo), a un certo punto racconta una versione che è apparsa a tutti poco credibile, cioè quella relativa ad un incidente domestico, sembrava infatti impossibile che il fatto si fosse verificato in quel modo … Ora, l’analisi che faccio, da legale, è questa: arriva una terza versione dopo che i media, la magistratura e il difensore si sono occupati della ricerca di un movente (che non si trovava) per questo delitto, che appariva incredibile – a meno di non voler ritenere il soggetto in una situazione totalmente deficitaria sotto il profilo psichico – … un movente che non si trovava perché non c’era un amante, non c’era un rapporto conflittuale col bambino, non c’era una situazione tale da poter portare all’omicidio. In questa occasione la Panarello, fermo restando che tutto deve essere verificato, offre alla magistratura un movente che sotto il profilo della credibilità è ‘probabile’ e anche ‘possibile’, e un complice (che a lungo anche la magistratura cercò). Lo ha fatto con grande sacrificio, perché sta rappresentando a tutta l’Italia che lei aveva una relazione con il suocero, e non era una cosa facile da dire, per la vergogna, la paura e lo stato psicologico, che le avevano impedito di raccontare questo fatto. Quanto all’arma del delitto, la Panarello dice che non è la fascetta. Ora – faccio una considerazione – se sta mentendo, nell’ottica della menzogna, non mi viene più facile, per farmi credere, dire ‘sì, è vero, l’arma è la fascetta’? Perché andare contro anche a quello che era il risultato dato dal medico legale nominato dalla Procura? Ecco perché la Panarello può essere – e non è, attenzione – ritenuta credibile. Una confessione che, certo, arriva tardi, ma che se anche fosse arrivata prima, avrebbe necessitato di tutti gli accertamenti da parte della Procura della Repubblica, che avrebbe dovuto comunque cercare riscontri di carattere oggettivo”. 

Le indiscrezioni parlano di “frequenti telefonate anche in orari notturni” tra suocero e nuora. È la verità o si tratta di una notizia infondata?

“Sì, le telefonate ci sono, ce ne sono diverse, tante, anche se ovviamente il contenuto non potrà essere recuperato; ma non mi risulta che ce ne siano state in orari notturni”.

Quale sarà la sua strategia difensiva nel caso in cui la perizia psichiatrica accertasse che la Panarello è affetta da turbe psichiche?

“In questo momento non abbiamo cambiato strategia difensiva, abbiamo un processo con un rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica, quindi tecnicamente sotto il profilo processuale è ancora tutto da capire, da verificare, né sappiamo quale sarà l’esito della perizia psichiatrica e come la Panarello ne uscirà fuori, se sarà certificato un bipolarismo, non lo sappiamo …”.

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