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Loris Stival news, la madre Veronica cambia versione: amnesia o strategia processuale?

Per quasi un anno ha ripetuto con fermezza sempre le stesse identiche parole, le ha dette al marito che durante i loro incontri in carcere le chiedeva disperatamente la verità, le ha ribadite al suo avvocato Francesco Villardita, le ha messe nero su bianco in diverse lettere inviate alle redazioni televisive, lo ha confessato in lacrime a suo padre Franco, l’unico rimastole vicino e ancora disposto a crederle.

“La mattina del 29 novembre ho portato Loris a scuola”, questa la versione dei fatti sostenuta da Veronica Panarello già qualche ora dopo la scomparsa del figlio di 8 anni. Nessun cedimento, nemmeno dinnanzi alle pressioni del marito Davide, che la crede colpevole, nemmeno di fronte alle inequivocabili immagini dei frammenti video delle telecamere di sorveglianza piazzate per le vie di Santa Croce Camerina che dicono il contrario, proverebbero cioè, secondo la Procura di Ragusa, che la madre di Loris Stival quel giorno non percorse mai in auto la strada che conduce alla scuola frequentata dal figlioletto, morto strangolato e gettato via come una scarpa vecchia nel canalone di contrada Mulino Vecchio.

E sabato scorso, ora che mancano davvero pochi giorni – l‘udienza preliminare è fissata per il 19 novembre 2015 – alla ufficializzazione del suo rinvio a giudizio, la 27enne accusata di infanticidio in carcere dall’8 dicembre 2014, cambia versione. Ritratta quanto ripetuto lucidamente e fino alla nausea da quasi 12 mesi: “È vero, quella mattina non ho portato Loris a scuola ma non l’ho ucciso io. Gli ho dato il portachiavi con l’orsacchiotto ed è entrato in casa. Poi non ricordo più niente, ho un buco …”.

Lo ha detto lei al marito sabato scorso, convocato d’urgenza in carcere ad Agrigento dopo che al telefono gli aveva detto di avere qualcosa di urgente da comunicargli. “Ricordo solo questo, non ti basta?!” – così Veronica a Davide che per l’ennesima volta la implorava di ricostruire la drammatica mattina in cui avvenne l’omicidio del loro bambino – “non ricordo altro … solo che tornai a casa per prendere un passeggino da regalare ad un’amica. Poi ho un vuoto, aiutami”.

Perché proprio adesso, in questa delicatissima fase dell’inchiesta, una così radicale ritrattazione? Di cosa è figlia questa parziale ed implicita ammissione, forse della paura di dovere affrontare, completamente sola, il processo? Si tratta di una strategia processuale o davvero Veronica ha rimosso quanto accaduto la drammatica mattina del 29 novembre? Una cosa in questo frangente va ricordata: la detenuta non risulta avere mai dato segno di squilibrio mentale, né accusa né difesa hanno infatti mai sentito l’esigenza di chiedere che venisse disposta una perizia psichiatrica.

Nessuna ipotesi di parziale infermità mentale è mai stata presa in considerazione, giacché gli unici incontri in carcere con lo psicologo Veronica li ha avuti in merito ad un’altra questione legale, quella cioè legata all’affidamento del figlio più piccolo, ora sotto tutela del padre, Davide Stival, e di sua madre. Ciò che fino ad ora è stata messa in discussione è infatti la capacità genitoriale dell’indagata, non la sua salute mentale.

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