in ,

Loris Stival, news occultamento corpo: la confessione di Veronica Panarello

Il settimanale Giallo ha pubblicato i contenuti delle dichiarazioni spontanee rese da Veronica Panarello agli inquirenti, lo scorso novembre. Un racconto drammatico e lucido, e carico di dettagli, quello della 27enne di Santa Croce Camerina, in carcere da oltre un anno e prossima al processo perché accusata di avere ucciso, strangolandolo, il figlio di 8 anni, Loris Stival.

La donna, infatti, dopo mesi in cui si è sempre rifiutata di assumersi ogni responsabilità dell’accaduto, ha fatto parziali rivelazioni, ammettendo l’occultamento del corpicino del figlio. Veronica sostiene che Loris si sia strangolato da solo, per sbaglio, mentre giocava in casa con delle fascette di plastica e degli elastici. Ammette poi di averlo abbandonato, esanime, nel canalone di contrada Mulino Vecchio, nelle campagne ragusane, anziché chiamare i soccorsi e tentare il tutto per tutto per salvarlo. Una versione ritenuta inattendibile dalla Procura, che infatti nel formulare il capo d’accusa nei suoi riguardi le ha contestato anche la premeditazione dell’omicidio.

“Ho caricato il corpicino di Loris in auto e l’ho coperto con un
giubbotto per paura che i vicini lo vedessero” – questa la sua sconcertante ricostruzione della mattina del 29 novembre 2014, giorno del delitto – “Dopo averlo occultato nel canalone, sono tornata a casa. Ho preso la fascetta, gli elastici e la cintura e li ho messi nelle tasche del giubbotto, portando in mano le mutandine. Avviandomi verso l’uscita sono inciampata nello zaino di Loris (zaino che non è mai stato ritrovato, e che secondo gli inquirenti custodiva l’arma del delitto, ovvero le fascette da elettricista ndr) e allora ho preso anche quello. Ho guidato fino a una rotonda. Sono scesa dall’auto e mi sono diretta verso il canneto, dove ho buttato lo zainetto. Ho gettato gli elastici dal finestrino mentre andavo al Castello di Donnafugata per partecipare al corso di cucina. La fascetta, la cintura, le mutandine e il sacchetto della spazzatura che contenevano altre fascette li ho gettati in un cestino. Ho partecipato al corso in stato confusionale”.

La donna, dunque, dopo il presunto incidente domestico ebbe timore di non essere creduta, qualora lo avesse raccontato a familiari e medici, e preferì gettare via il corpo del figlio, preoccupandosi di non essere vista dai vicini di casa. Operazione che le sarebbe riuscita perfettamente se non ci fossero state le telecamere di sorveglianza piazzate in vari punti del paese, grazie alle quali gli inquirenti sono riusciti a ricostruire, anche se solo parzialmente, i suoi movimenti la mattina dell’omicidio, primi fra tutti i due passaggi nella strada che porta al canalone.

lemmy kilmister, lemmy kilmister morte, motorhead lemmy kilmister, motorhead lemmy salute,

Lemmy Kilmister dei Motorhead ucciso da un cancro: la conferma dal certificato di morte

Biglia Lazio-Bologna highlights

Lazio news, infortunio Biglia: almeno 3 settimane di stop