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Loris Stival processo, arringa-fiume di Villardita: scintille in aula

È una requisitoria-fiume quella di Francesco Villardita. Il difensore di Veronica Panarello ha preso parola in aula oggi 7 ottobre poco prima delle 11, e la sua arringa, sentita, accorata, “urlata” – è proprio il caso di dirlo – è ancora in corso.

Poche le indiscrezioni emerse finora (il processo si celebra a porte chiuse con rito abbreviato), sempre più alta l’attesa. UrbanPost è presente fuori dall’aula per documentare le fasi salienti delle ultime udienze di questo processo, molto ‘sentito’ e seguito dall’opinione pubblica.

Veronica Panarello non è una bugiarda, non è una manipolatrice! Piuttosto ha affrontato un doloroso percorso interiore per arrivare alla confessione della verità”, ha gridato in aula un Villardita agguerrito come non mai, che davanti al giudice in queste ore sta sviscerando i punti salienti della sua linea difensiva.

Tra i passaggi della sua arringa quello riguardante la lettera che Andrea Stival scrisse alla Panarello nel 2015, quando era ancora detenuta nel carcere di Agrigento. “Vita mia, tieni duro, noi ti pensiamo sempre”, le scriveva il suocero, al tempo ancora ignaro del fatto che poi Veronica lo avrebbe chiamato in correità. Per Villardita quel “vita mia” tradirebbe lo stretto e intimo legame tra suocero e nuora, lettura, questa, contestata dall’avvocato Scrofani, per il quale quell’incipit epistolare sarebbe da interpretare come un pensiero ‘paterno’.

Oggi per la prima volta, dopo due anni di silenzio, Davide Stival ha parlato ai cronisti fuori dal tribunale: “Non credo a Veronica, non le ho mai creduto. Mi ha detto solo bugie, deve pagare per quello che ha fatto”.

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