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Loris Stival processo, Quarto Grado news: giallo pigiama compagna Andrea Stival, parla Villardita

Processo Loris Stival in primo piano nella puntata in onda questa sera a Quarto Grado. L’avvocato Francesco Villardita, difensore di Veronica Panarello, è intervenuto in diretta dal tribunale di Ragusa dove si è appena conclusa la sua arringa durata quasi dieci ore.

Nello specifico, il difensore ha puntualizzato alcuni passaggi relativi al ‘giallo’ del pigiama indossato da Andreian Fiorilla, compagna di Andrea Stival, la mattina del delitto. La donna nell’intervista realizzata dall’inviato di ‘Quarto Grado’ Simone Toscano, che potrete leggere integralmente qui sotto, spiega che quello indossato è un pigiama-tuta, ma ciò che di quel particolare Villardita ha contestato oggi in aula in realtà non è stato svelato. L’avvocato della Panarello ha infatti dichiarato che la sua posizione in merito “per ora rimarrà nella segretezza della camera di consiglio a disposizione del giudice e non posso rivelarle”.

Leggi anche: Loris Stival news indagini: grave omissione del nonno paterno, Andrea Stival

Villardita ha tuttavia rimarcato che fu la Fiorilla a dichiarare, come da verbale di sommarie informazioni reso il 5 dicembre 2015, di aver indossato il pigiama quella mattina, per poi evidenziare una questione ormai nota in questa vicenda processuale, ovvero il fatto che né la donna né il compagno riferirono agli inquirenti (giustificando il fatto come “umana dimenticanza”) di essersi recati dopole 10 del 29 novembre 2014 nel negozio Vanity House, sito di fronte casa di Veronica Panarello: “La dimenticanza simultanea di due testi su un unico punto è nella dinamica giudiziaria è una casa inconcepibile!”, ha esclamato Villardita ai microfoni di Quarto Grado.

Ecco qui di seguito come Andreina Fiorilla ha spiegato la circostanza in questione:

(La donna mostra al giornalista gli abiti che dice di aver indossato nella mattina in cui è

stato commesso l’omicidio, ndr)
Domanda: «Quindi questo è l’abbigliamento di quella mattina».
Risposta: «Mancano le scarpe, ma non mi ricordo quali erano».
D: «I pantaloni?».
R: «Da casa».
D: «Pantaloni da casa di cotone nero. Questo è il famoso sopra del pigiama, cioè una
felpa con la zip, poi sopra lo smanicato. E sotto le scarpe. Non c’erano, diciamo,
pantofole, un pigiama».
D: «E come mai siete usciti in pigiama, con la parte sopra del pigiama?».
R: «Ma non è un pigiama. È una cosa che io uso, questo sopra delle felpe, solo ed
esclusivamente se devo andare a sbrigare due commissioni e tornare a casa… al posto di
sporcare una camicia».
D: «Questa è la felpa con cui lei ha dormito quella notte?».
R: «No!».
D: « Lei ha detto che è uscita in pigiama».
R: «Perché non è un pigiama per me. Io mi sono vestita… io alla mattina mi sono alzata e
mi sono messa questa felpa perché dovevo sbrigare due o tre commissioni e tornare a
casa».
D: «Cioè, come dire “mi sono messo una felpa, una tuta”?».
R: «Sì, perché io la uso come tuta… poi mi sarà sfuggito di dire che è un pigiama, perché
effettivamente l’ho comprata in un negozio di pigiami, ma per me è una felpa».
D: «Ma lei ha capito come mai si sta parlando così tanto di questo pigiama? Perché si dice
che si è vestita di fretta, così come aveva dormito…».
R: «No! Non posso dormire con questi pigiami perché sono troppo caldi».
Andreina racconta la sua versione dei fatti su quanto successo il 29 novembre 2014, giorno del
delitto.
R: «Sono stata svegliata da mia madre e i tabulati confermano che io ero a casa di
Andrea a quello stesso orario e [con il cellulare, ndr] prendevo la cella di casa di
Andrea».
D: «Ci può spiegare se questo malore c’è stato e, se sì, qual è il motivo?».
R: «Nessun malore, è solo un problema di vista che ho io… ma non da ora, ce l’ho da
sempre. Un problema che ogni tanto, in base al caldofreddo,
mi si comprime qualcosa
nel cervello e non mi dà pressione al bulbo oculare e quindi non vedo. Ma mi accade
dalle 30 alle 40 volte al giorno».
D: «Lei lo sa che l’alibi del suo compagno si regge sulla sua dichiarazione?».
R: «Ma non è una questione di reggere. Io sfido qualunque persona, o qualunque
donna parlo
di donna, di essere umano femminile che
viene a scoprire che il suo
fidanzato va a letto con la nuora, ammazza un bambino, torna a casa… gli crea un alibi e
non dice niente? Penso che questo discorso non regga per due persone che stanno
insieme da quarant’anni, a maggior ragione per noi, che stavamo insieme da due mesi».
R: «Questa è una fede dove dentro c’è incisa una data, il 9 settembre. Insieme a questa
fede c’erano le chiavi di casa, che erano le chiavi di casa sua. Secondo lei, una persona
che ha un’amante e sta con me da due giorni, mi dà le chiavi di casa sua?».
A proposito di Veronica Panarello, Andreina dice:
R: «Non avevo nessun problema con lei. Passava tutti i giorni dall’ufficio: era sempre
disponibile lei, ero disponibile io. La vedevo come una sorella… naturalmente per quei due mesi».

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