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Lorys Stival: Veronica Panarello passa al contrattacco e fa ricorso in Cassazione

Omicidio Lorys Stival: Veronica Panarello, sebbene condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione per il delitto del figlio, non ha mai confessato il crimine la cui responsabilità continua ad attribuire al suocero, Andrea Stival, scagionato e ritenuto completamente estraneo ai fatti. La donna pertanto insiste nel portare avanti la sua tesi difensiva con la quale si presenterà davanti la Corte di Cassazione. Il ricorso è stato presentato pochi giorni fa dal suo difensore, Francesco Villardita.

Veronica Panarello ha impugnato la condanna a 30 anni emessa dalla Corte d’Assiste d’appello di Catania il 5 luglio 2018, che l’ha riconosciuta unica e sola responsabile dell’omicidio del figlio di 8 anni e dell’occultamento del suo cadavere. Il fascicolo del ricorso, si apprende, verte su dieci punti: “Alcuni erano stati anticipati dal penalista nel commentare le motivazioni della condanna: l’elemento soggettivo del reato e la contraddizione della sentenza che parla di dolo d’impeto, ma anche di pianificazione con il sopralluogo di Veronica Panarello; l’assenza di movente; e la capacità di intendere e volere dell’imputata”.

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Del resto l’avvocato Villardita più volte aveva anticipato le sue posizioni, sottolineando quella che a suo dire è una grande contraddizione della sentenza d’Appello e per la quale aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica per la sua assistita, sempre negatagli. Le motivazioni della sentenza parlano infatti di “sindrome di Medea allargata a tutta la famiglia” che avrebbe spinto l’imputata, quel 29 novembre 2014, a strangolare il figlio di 8 anni con delle fascette di plastica. Se affetta da questo disturbo, sempre secondo la tesi della difesa, come è possibile che la Panarello sia stata giudicata perfettamente lucida e consapevole mentre uccideva il figlio? Ecco il perché della necessità di una nuova perizia che chiarisse questo dubbio. Secondo il legale di Veronica, dunque, la sentenza sarebbe illogica. Nel ricorso si censura il fatto che non siano state concesse le attenuanti generiche alla donnaNegato alla Panarello anche il confronto diretto con il suocero, che lei da anni chiede a gran voce. L’uomo, prosciolto, ha querelato Veronica per calunnia. Villardita nel ricorso in Cassazione ha anche chiesto che la sua assistita venga ritrasferita a Catania (attualmente è infatti detenuta presso il carcere di Torino dove era stata tradotta su sua richiesta).

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