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Lou Reed: un cuore rock che ha raccontato la scabrosità della vita

“You’re going to reap just what you sow” è la frase che Lou Reed ripete per ben quattro volte alla fine di una delle sue più celebri canzoni, Perfect day: “Raccoglierai ciò che hai seminato”. E lui, Lou, ha seminato, e anche tanto. Nella sua lunga e singolare carriera, iniziata nel 1966 con la nascita dei Velvet Underground e l’ingresso nella celebre Factory di Andy Warhol, il cantante e chitarrista è riuscito a reinventarsi tante volte, non perdendo però mai quell’alone nostalgico, un misto tra sensibilità e maledizione, che ha pervaso tutta la sua musica.

La musica: questa è stata il più grande amore di Lou Reed; lei e la sua inseparabile chitarra: “Se Dio mi apparisse domani e mi domandasse: ‘Vuoi essere il presidente degli Stati Uniti?rispondereiNo’. ‘Non ti piacerebbe una carriera politica?’ ‘No’. ‘Ti andrebbe di fare l’avvocato?’ ‘No’. ‘Cosa vuoi, dunque?’ ‘Suonare la chitarra ritmica’”. Questo era Lou Reed: voce rauca e aspra, ma soprattutto cuore e chitarra, e una passione immensa e smisurata per la musica a cui ha dedicato gran parte della sua vita, riuscendo a lasciare una notevole impronta nel mondo del rock, raccontando con un acume fuori dal comune, fatti e vicende di costume e sociali considerati ‘scomodi’ da tanti altri.

Lou Reed ha raccontato la vita e, con essa, ha raccontato anche l’amore. Certo, spesso un amore ‘diverso’, ma comunque Amore: quello che ti fa innalzare, quello che ti rende migliore, quello che ti salva perché “Quando sei tutto solo e solitario nel bel mezzo della notte e scopri che la tua anima è stata messa in vendita. E cominci a pensare a tutte le cose che hai fatto. E cominci a odiare proprio tutto. Allora ricordati della principessa che viveva sulla collina. Che ti ha amato, anche se sapeva che stavi sbagliando. E proprio ora potrebbe arrivare splendente” (Coney Island Baby, brano del 1976, ndr). Lou Reed ha raccontato quell’amore che ti fa dire “Just a perfect day” solo perché sei in compagnia della persona amata.

Un artista disordinato, un uomo disordinato, cresciuto raccontando attraverso la musica la sua rabbia e il suo disagio interiore, facendoli diventare quasi sentimenti comunitari, in cui chiunque abbia vissuto una vita degna di tale nome, può riconoscersi. È proprio questo riconoscersi, questo identificarsi e immedesimarsi, che ha reso e rende ancora oggi – che avrebbe compiuto settantatré anni – Lou Reed un’icona, un mito, una leggenda, che vive nella mente e nel cuore di chi lo ha amato e di chi ha conosciuto la sua musica.

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