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Luca Sacchi, per i pm ci fu “premeditazione”: giudizio immediato per sei persone

Sei giovani, uno scambio di droga e una vittima: l’omicidio di Luca Sacchi era stato premeditato. I pm della Procura di Roma hanno ottenuto il giudizio immediato per i ragazzi coinvolti nella tragedia che ha portato alla morte del personal trainer di 24 anni nella notte tra il 23 e il 24 ottobre davanti al John Cabot pub, in zona Appio a Roma. Tra gli imputati anche la fidanzata di Luca, Anastasiya Kylemnyk e l’amico d’infanzia Giovanni Pinci, considerato dagli inquirenti come il finanziatore dell’acquisto dei 15 chili di marijuana.

L’omicidio di Luca Sacchi e le indagini

A novanta giorni dai fatti, i pm della Procura di Roma sono riusciti a ottenere il rito che consente di portare il procedimento direttamente davanti ai giudici della Corte d’Assise saltando l’udienza preliminare. Le persone alla sbarra saranno sei: la fidanzata della vittima Anastasiya Kylemnyk; l’amico Giovanni Princi; Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, accusati di aver compiuto l’omicidio nel tentativo di rubare ad Anastasiya lo zaino contenente 70mila euro per l’acquisto; Marcello De Propris, il pusher di San Babila accusato di aver fornito la pistola a Del Grosso e il padre di quest’ultimo, Armando De Propris, detentore dell’arma.

E’ la sera del 23 ottobre 2019 quando Luca Sacchi viene colpito da un colpo di pistola fuori dal pub John Cabot a Colli Aniene. Dalle prime ricostruzioni, la tragedia sembra un furto finito male: subito la fidanzata racconta di essere stata percossa durante il tentativo di rapina e pare che Luca fosse intervenuto in sua difesa per evitare che i due sconosciuti le rubassero lo zaino. Dopo l’arresto di Valerio e Paolo, però, il quadro inizia a prendere una forma diversa: si abbandona la strada dello scippo per intraprendere quella della compravendita di droga. Un nome dopo l’altro, durante l’indagine sono risultate fondamentali le dichiarazioni degli amici dei pusher che hanno rivelato sempre più dettagli. Al contrario, la fidanzata e gli amici di Luca hanno continuato a negare l’ipotesi dello spaccio. Quello che emerge durante gli indagini è che Giovanni Princi volesse acquistare un grosso quantitativo di marijuana per poi rivenderla, grazie all’aiuto di Anastasiya nel ruolo di corriera.

Il ruolo di Luca Sacchi nello spaccio di droga

Non è ancora chiaro quale fosse il ruolo di Luca Sacchi in questo mercato di compravendita: secondo la testimonianza di un amico però, Domenico Munoz, pare che il giovane personal trainer romano fosse totalmente a conoscenza di ciò che stava accadendo. Nel capo di imputazione si afferma che i cinque in concorso tra loro, “Marcello De Propris quale fornitore, Del Grosso e Pirino incaricati della trattativa e della consegna, detenendo 15 chilogrammi di marijuana di buona qualità, si accordavano con Princi e Anastasia per la vendita dell’ingente quantitativo di sostanza stupefacente a favore di questi ultimi. De Propris- scrivono i pm- infatti aveva già confezionato la droga in balle, la ragazza aveva con sé nello zaino i 70 mila euro, la cifra convenuta quale prezzo dello stupefacente con consegna fissata per la sera dell’omicidio”.

Del Grosso e Pirino risponderanno anche della detenzione della mazza da baseball utilizzata per aggredire Luca Sacchi e la fidanzata Anastasiya e in particolare i due, insieme a De Propris, sono accusati di premeditazione. Nel capo di imputazione i pm sottolineano che Del Grosso e Pirino sono giunti in via Mommsen a bordo di una Smart “entrambi armati, il primo di un revolver calibro 38 fornitogli da Marcello De Propris, il secondo di una mazza da baseball”. L’auto utilizzata durante la rapina è stata immediatamente sequestrata, mentre ancora si sta cercando la pistola.

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