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Lucio Battisti: buon compleanno al signore delle Emozioni

Se non se ne fosse andato prematuramente in una giornata uggiosa, quel tremendo 9 settembre del 1998, Lucio Battisti avrebbe compiuto oggi i suoi 72 anni. E di sicuro lo avrebbe fatto con quella semplicità e quella riservatezza che lo ha contraddistinto anche negli anni del boom, in quegli anni Settanta in cui la maggior parte dei suoi contemporanei cantavano l’impegno sociale e politico, mentre lui, Lucio, cantava l’amore. Lui, che conosceva perfettamente le difficoltà della sua generazione, si era ancorato all’amore e ai suoi sogni, costruendoci sopra un’intera carriera; lui, che aveva a modo suo fotografato la realtà dei giovani di allora, cantava: “Avere nelle scarpe la voglia di andare. Avere negli occhi la voglia di guardare. E invece restare prigionieri di un mondo che ci lascia soltanto sognare, solo sognare”.

Lucio Battisti, cantore dei sogni, dell’amore e delle Emozioni: la sua musica ha fatto sognare ed ha incantato milioni di italiani, pervadendo la vita di diverse generazioni, ottenendo un successo incomparabile rispetto ad altri suoi colleghi cantanti dell’epoca. La sua figura è quasi sempre associata a quella dell’amico Giulio Rapetti, meglio conosciuto col nome Mogol, con cui per moltissimi anni ha collaborato e con il quale ha creato alcune delle canzoni più belle della storia della musica italiana. Battisti, proprio grazie alla sua semplicità, è riuscito ad arrivare lì dove altri non sono arrivati: i suoi testi e le sue canzoni fanno trapelare la sensibilità propria dell’artista, grazie alla quale è riuscito a toccare le corde più intime dell’animo umano, arrivando a commuovere e ad emozionare quanti lo hanno conosciuto in vita e quanti lo hanno apprezzato postumo. Chi regala emozioni però non muore mai, e così Lucio Battisti, nonostante la prematura morte, nell’immaginario comune rimarrà sempre un mito giovane, un artista che con il suo canto libero ha saputo mettere in musica l’amore, regalando sempre “nuove sensazioni, giovani emozioni”.

Nell’epoca di oggi, in cui tutto è fugace e nulla resta per molto tempo, il ricordo di questo mito che, seppur scomparso prematuramente, è riuscito a scrivere una pagina importantissima della storia della musica italiana, appare a volte incomprensibile. Ma, come diceva lui stesso: “Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni”.

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