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Luigi Pirandello: 81 anni fa gli veniva conferito il premio Nobel per la letteratura, di grande attualità il suo valore di libertà

L’8 novembre 1934 a Luigi Pirandello veniva conferito il premio Nobel per la letteratura. Il prestigioso riconoscimento gli venne attribuito non per un’opera in particolare, ma per tutta la sua produzione letteraria: “per il suo audace e ingegnoso rilancio dell’arte drammatica e scenica”. Il drammaturgo era nato ad Agrigento ( quando ancora si chiamava Girgenti) nel 1867 e morì nel 1936 a Roma il 10 dicembre. L’opera che aveva portato Pirandello al successo e alla fama mondiale fu senz’altro “Il fu Mattia Pascal” pubblicato nel 1904, la sua produzione letteraria con un dramma rimasto incompleto: “I giganti della montagna” del 1936. Pirandello aveva conseguito la laurea in Filologia romanza in Germania a Bonn trattando una tesi sul dialetto di Girgenti.

Luigi Pirandello non tenne un discorso ufficiale del premio dalle mani del re Gustavo V, ma durante il banchetto coi reali svedesi disse di essere andato “alla scuola della vita” e di essere stato un “bambino” che “sentiva il bisogno di credere all’apparenza della vita senza alcuna riserva o dubbio” con “un amore e un rispetto della vita indispensabili per assorbire delusioni amare, esperienze dolorose, ferite terribili, e tutti gli errori dell’innocenza che donano profondità e valore alle nostre esistenzeDi fatto nell’illusione di creare me stesso, ho creato solo quello che sentivo e che riuscivo a credere”.

Nel 1924 lo scrittore agrigentino aveva aderito al fascismo e il 18 marzo del 1929 l’Accademia d’Italia lo aveva associato alla Classe delle Lettere. Anche se a giudizio di Andrea Camilleri la sua appartenenza al fascismo viene superata proprio quando, con un gesto inusuale rinuncia al discorso ufficiale di ringraziamento per il Nobel per non pronunciare parole di elogio del regime fascista, infatti al suo rientro da Stoccolma, alla stazione Termini di Roma, tranne alcuni suoi amici, non c’era nessuna autorità ad attenderlo. II teatro fu la forma espressiva dove ebbe il suo grande successo. I grandi personaggi pirandelliani fuoriescono dalle convenzioni e diventano simboli di libertà. Pirandello era un’intelligenza laica e a suo avviso la verità assoluta risultava una chimera, restando in bilico tra ambiguità e inquietudine, nel suo Enrico IV il protagonista preferisce essere creduto pazzo piuttosto che vivere una vita senza speranza e felicità. A giudizio di Giorgio Albertazzi, Luigi Pirandello è “un genio teatrale che sposa filosofia con l’etica e col teatro diretto, la finzione e la realtà, l’invenzione della doppia identità. Ha personalizzato il teatro fino a farlo diventare teatro nel teatro. Ed è attuale come lo è Shakespeare”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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