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Lustrascarpe sì, ma laureati: l’insolita vicenda che arriva da Palermo

I nuovi lustrascarpe di Palermo saranno probabilmente diplomati o, addirittura, laureati. L’iniziativa della Confartigianato Palermo – che sembrava a tutti una vera e propria provocazione – si è trasformata invece in un’occasione per molti giovani che – nonostante siano a pochi passi dalla laurea o siano già dottori – hanno visto in uno dei “mestieri di un tempo” una vera e propria opportunità.

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La figura del Sciusià – termine napoletano che indica il lustrascarpe – nacque a Napoli nel periodo della Seconda Guerra Mondiale quando, durante l’occupazione statunitense, i bambini della città cercavano di guadagnare qualche lira lustrando le scarpe agli americani. Statunitense (o quasi) è anche l’origine del termine: i soldati chiamavano infatti quei ragazzini “Shoeshine”, termine che venne “napoletanizzato” in Sciuscià e reso poi celebre dall’omonimo film di Vittorio De Sica del 1946. Ma abbandoniamo Napoli e gli Stati Uniti per approdare a Palermo: la Confartigianato della città siciliana ha infatti dato vita ad un’iniziativa i cui risultati, sebbene le prime perplessità, hanno oggi lasciato tutti senza parole. L’idea dell’associazione degli artigiani è molto semplice ovvero creare una sorta di cooperativa di lustrascarpe della città, figure da posizionare in luoghi strategici di Palermo. Oltre che di riportare in auge l’antico mestiere, scopo della Confartigianato Palermo era quello di dare una spinta all’economia di una città sempre meno attraente per quanto concerne il mondo del lavoro.

Se qualcuno pensava che l’idea di una rete di lustrascarpe gestita dalla Confartigianato potesse essere un buco nell’acqua si sbagliava di grosso: al concorso si sono infatti presentate oltre sessanta persone, dai 20 agli oltre 40 anni (circa). La cosa più sorprendente, però, è il titolo di studio: nonostante tra i requisiti richiesti ci fossero solamente entusiasmo, passione e voglia di fare – infatti – al bando di sono presentati quasi tutte persone diplomate, laureande e laureate. Ma come mai un giovane laureato si candida a diventare lustrascarpe? Se la disoccupazione gioca un ruolo fondamentale nella scelta, l’idea di riportare in vita una tradizione così antica nonché di mettersi in gioco in un progetto del tutto nuovo sembra aver spinto i giovani (e non solo) a rivalutare o lasciare in stand-by le proprie scelte. A testimonianza di ciò riportiamo la dichiarazione rilasciata dal 26enne Francesco Alaimo all’AGI, il quale commenta la sua scelta dicendo “In un panorama così carente da un punto di vista lavorativo, ci si aggrappa a qualsiasi occasione. Mi mancano solo cinque esami per laurearmi. Malgrado ci sia un progetto, non sappiamo ancora come risponderà la città all’iniziativa: solo dopo valuterò se dare priorità al mio corso di studi o proseguire”.

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