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M5S, Di Maio pronto a lasciare la guida del Movimento: la fronda sta per ottenere la vittoria

C’è aria di tempesta sul fronte Movimento 5 Stelle. Dopo la batosta subita alle elezioni regionali in Umbria, infatti, il ruolo di Luigi Di Maio è stato notevolmente messo in discussione, in particolare modo tra le file del Movimento stesso. E forse è arrivato il momento che si faccia da parte.

Di Maio

La fronda anti-Di Maio

La fronda anti-Di Maio sta prendendo sempre più forza. A incrementare le discordie interne, dovute a tutto il contesto politico, alle Europee, alle elezioni in Umbria e allo stop delle alleanze con il PD per le prossime regionali, c’è la nomina del nuovo capogruppo. Da una parte Raffaele Trano ha riunito l’ala dei dissidenti contro Francesco Silvestri, ma nessuno dei due candidati è riuscito a raccattare i consensi necessari per superare la maggioranza assoluta. Quindi si prevede una nuova votazione.
L’attenzione, almeno per il momento, va portata però su Giorgio Trizzino: il parlamentare infatti sta elaborando un documento, insieme a una quarantina di altri deputati, che può avere delle conseguenze molto pericolose per Di Maio. Nel testo, infatti, pare essere espressa la richiesta di rivedere il ruolo di leader di Di Maio e, attraverso un modifica allo statuto, rendere il movimento di nuovo scalabile. Last but not least, tra I frondisti troviamo anche i “Lannutti boys“, il gruppo di dissidenti dietro la guida di Elio Lannutti, i più nostalgici del governo giallo-verde.
Insomma, sembra esserci un atto di fuga di massa. Di fatto, però, l’ultima parola sarà quella di Beppe Grillo, l’unico sulla carta a poter sfiduciare Di Maio da capo politico. Nella pratica, però, provocherebbe probabilmente la caduta del governo, visto quanto ha scommesso, insieme a Giuseppe Conte, sull’alleanza PD-M5S.

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Il tracollo del Movimento

Ammettere le sconfitte non è mai facile. Soprattutto non lo è se si è al governo da 18 mesi e si ha dimezzato i consensi sia a livello locale, che nazionale. Chi ha subito di più la sconfitta delle regionali umbre infatti è stato proprio il Movimento 5 Stelle, che non è riuscito ad ottenere nemmeno il 7,5% delle preferenze di voto. L’alleanza locale con il PD, poi, non ha di sicuro facilitato la situazione, anzi. E’ sembrata molto di più l’ennesima situazione d’emergenza da dover affrontare con l’acqua alla gola, in exstremis, per tentare di non fare una figuraccia. Cosa che in realtà è avvenuta. Ed è per questo che il capogruppo pentastellato, ha dichiarato ufficialmente che non ci saranno più alleanze giallo-rosse nei territori. Al governo sì, nei territori no.
Forse questa è proprio la dimostrazione che si stava attendendo: il M5S può funzionare solamente come opposizione. Al governo l’anima protestataria che ha fatto infatuare tanti italiani viene persa totalmente, carente di una linea ideologica precisa. Finché c’era da mettere in discussione tutte le decisioni prese dai “poteri forti”, dai “vecchi partiti”, dalla “casta”, sono riusciti a guadagnare forza. Nel momento in cui invece è emersa la necessità di creare un programma limpido e quindi di mettere d’accordo tutte le diverse fazioni all’interno di un movimento “del popolo” (e questo significa: statalisti, movimentasti, contestatari e non solo), il compito a casa è diventato troppo difficile. Forse impossibile. Starà iniziando il percorso d’estinzione del Movimento 5 Stelle?

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