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M5S news, Fattori: «Di Maio impari a pensare molto bene a ciò che dice»

«L’Umbria non lo chiamerei esperimento. Gli esperimenti si fanno pensandoci molto bene, valutando quello che vuoi ottenere, non si fanno dalla mattina alla sera. E’ stato un tentativo fatto senza neanche coinvolgere gli attivisti e gli eletti di quella regione». E’ una Elena Fattori particolarmente dura con Luigi Di Maio quella intervenuta oggi ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” sull’emittente universitaria Radio Cusano Campus. Più del risultato scontato delle elezioni umbre, la senatrice del Movimento 5 Stelle ha puntato il dito sulla gestione “verticistica” di Di Maio accusato anche di avere un atteggiamento ondivago che disorienta i militanti

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«Se ti vuoi alleare con qualcuno per governare – ha detto Fattori – devi sapere mantenere la tua identità. Ad esempio la questione del mandato zero non era necessaria, è stata destabilizzante, così come il voler riorganizzare il Movimento dall’alto. La base M5S vuole che governiamo, però vuole anche che manteniamo la schiena dritta. In questo momento il gruppo parlamentare ha acquistato maggior consapevolezza di se e comincia a imporre un po’ la linea rispetto alla classe dirigente del M5S. Non apprezzo però questo modo di fare, che a ogni elezione regionale si rimette in discussione tutto. Di Maio prima di parlare e fare annunci roboanti dovrebbe imparare a pensare molto bene a ciò che dice e a consultare la base».

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«Ogni voto su Rousseau è preceduto da un endorsement dei vertici, che già hanno deciso qualcosa e chiedono solo la ratifica. Questo voto su Rousseau va rivisto completamente. La cosa che va cambiata nel M5S è lo statuto del dicembre 2017, rifondato da Di Maio e Casaleggio, che dà al capo politico e al fondatore poteri assoluti. Quando un movimento popolare viene trasformato da un gruppo piccolo di persone a un movimento verticistico non funziona. Quello che vediamo oggi è un altro partito rispetto al movimento delle origini, è stato mantenuto solo il nome e il simbolo. Oggi a noi che critichiamo quella scelta ci chiedono perché abbiamo accettato il passaggio da un movimento all’altro, ai tempi non avevamo capito che il nuovo statuto serviva solo a dare tutti i poteri alla classe dirigente”.

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