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Maestri d’improvvisazione

Il caos che regna attorno all’inaugurazione di Expo 2015 è qualcosa di straordinario ed emblematico. Milano, ad una settimana del giorno X, è un immenso ed incasinato cantiere, rigonfio di traffico e pubblicità che annuncia l’imminente evento mondiale.

Ma sotto lo sguardo incazzato dei vecchietti milanesi che protestano per le linee di autobus deviate, per la “finta” nuova linea della metro (tre fermate in croce, l’ultima a piazza Gerusalemme…) e quello attonito dei turisti intrappolati tra ruspe e coni a “cappello di mago”, si sta celebrando la quintessenza dell’arte italica, l’improvvisazione.

Tutto è in clamoroso e sconcertante ritardo: i padiglioni e l’area su cui si svolgerà Expo 2015 non sono ancora completati a pochi giorni dall’inaugurazione, ma tutto lascia pensare che magicamente, tra sette giorni, ogni cosa sarà pronta. La notte a Expo 2015, non esiste: l’immenso cantiere a cielo aperto che si estende dal limitare del supercarcere di Bollate alla Fiera di Rho e da questa verso Molino Dorino è un brulicare continuo di operai e tecnici addetti ai lavori, ventiquattro ore su ventiquattro.

Le maestranze e gli addetti sono accompagnati da guide esperte all’interno del sito espositivo, tra strade di accesso ancora fangose e una miriade di mezzi d’opera, furgoni, camion, cassoni, materiali accatastati necessari a completare a tempo di record ciò che doveva esser pronto già da settimane.

Fonti confidenziali ci raccontano però di un clima sereno, anzi, quasi giocoso. Le infinite notti del cantiere di Expo 2015 risuonano di musiche improvvisate con strumenti altrettanto improvvisati: attrezzi di lavoro usati come percussioni, vibrafoni, tamburi da decine di operai, di ogni nazionalità, scandiscono il ritmo anche durante il riposo nelle brevissime pause. Nutrire il pianeta, per ora, di grande forza di volontà per terminare un lavoro che certamente poteva essere meglio programmato.

Eppure c’è qualcosa di magico che avvolge l’area di Expo, in queste serate d’aprile eccezionalmente calde: sarà lo spirito del pianeta che sta per benedire l’evento che dovrebbe rilanciare la martoriata Italia, con i suoi limiti e le sue “patacche”, l’arte e l’improvvisazione, quel caos creativo che da sempre mezzo mondo c’invidia. Allora benvenuto Expo: ci piace immaginarti al ritmo di queste musiche notturne di fatica e creatività.

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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