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Mafia: 10 casi del 2014 in cui ha vinto sullo Stato di diritto

La nuova Mafia non è più coppola e lupara, ma corruzione che si annida nei gangli vitali dei sistemi di potere, inquina la politica e altera la democrazia, mina le basi delle Istituzioni, inquina l’ambiente e l’economia, rapina risorse alla comunità, erode ogni senso civico. La Mafia e l’illegalità vincono col malaffare e i profitti illeciti sottratti alla società e al futuro di ciascuno. Nel 2014 la Mafia continua ad andare a gonfie vele, il super boss Matteo Messina Denaro è ancora latitante e fa grandi affari con i suoi intrecci con alcuni imprenditori organici e “disponibili” verso la sua “Cosa Nostra”. Mentre il giudice Nino Di Matteo e i pubblici ministeri di Palermo continuano a lottare contro la mafia nel silenzio assordante della politica e subiscono le gravi minacce di Cosa Nostra.

A Roma, Mafia Capitale con il suo scandalo di un sistema di affari disonesto e gigantesco dove chi è al potere considera ovvio arraffare quanto più possibile per se stesso, gli amici e i parenti. Al Nord  Mose ed Expo 2015, lo stato di diritto ha perso con l’enorme corruzione e le gare d’appalto decise a tavolino in un sistema affaristico criminale che riguarda funzionari e amministratori locali, dirigenti di aziende, politici ed anche ufficiali dello Stato. E ancora la Mafia investe in Borsa e nella finanza internazionale delle più importanti piazze mondiali, ma ancora non è stato istituito il reato di associazione mafioso europeo.

Sul territorio dell’Emilia Romagna, nella regione e in quella terra dove ci si imbatteva nel meglio che si trovava nello Stivale, ora sono presenti ben 11 associazioni mafiose che controllano affari ed aziende che incrociano nomi di boss come Badalamenti, Riina, Condello, Schiavone, Iovine e Barbieri. Mentre le ‘ndrine della ‘Ndrangheta calabrese hanno occupato e contaminato il progredito Nord lombardo-piemontese e si diffondono i summit delle cosche dove si festeggiano nuovi affiliati al servizio dei mammasantissima e della loro violenza. In Campania la Camorra continua a sparare e ad ammazzare, tanti giovani cadono crivellati dai colpi dei killer, ma se a sparare è la Camorra nessuno vede niente e tutti si nascondono con la coda tra le gambe, mentre nelle strade di alcuni quartieri napoletani si gridano slogan come: “La Camorra, lo Stato ti uccide”. Infine l‘Osservatorio Transcrime, centro sulla criminalità transnazionale della Cattolica di Milano e dell’Università di Trento, ci comunica che circa il 30% delle imprese italiane è a forte rischio criminalità nel suo ambiente, mentre si arriva al 40% nel Mezzogiorno. La mafia imprenditrice investe maggiormente nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (29,4%) e le costruzioni (28,8%), poi gli alberghi e i ristoranti (10,5%) e le attività immobiliari (8,9%).

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