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Mafia, l’oscura vicenda dell’ex pentito Scarantino, arrestato dopo l’intervista a “Servizio Pubblico”

Vincenzo Scarantino lo scorso giovedì 30 gennaio ha partecipato alla trasmissione Servizio Pubblico, condotta da Michele Santoro, negli studi di La7 a Roma. Su di lui pendeva un mandato d’arresto in quanto una ragazza disabile, ospite di una comunità di Torino presso la quale Scarantino svolge attività di educatore, lo accusa di violenza sessuale.

Forse l’ex collaboratore di giustizia non sapeva di essere ricercato per questo grave ed ulteriore reato. Durante la trasmissione, egli infatti ha raccontato di vivere per strada. A trovarlo è stata la squadra di Michele Santoro, che lo intervista in diretta circa il depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. Milioni d’italiani hanno ascoltato basiti la incredibile montatura che Scarantino dice di avere messo in atto perché costretto dagli stessi inquirenti

Tra il pubblico, ad assistere all’intervento televisivo c’era anche il Gip di Torino che a novembre scorso ha firmato il mandato d’arresto per violenza sessuale. Il giudice pare abbia chiamato la squadra mobile di Roma che finita la trasmissione ha arrestato Scarantino.

Nelle ore seguenti all’arresto a Caltanissetta gli avvocati Rosalba Di Gregorio e Giuseppe Scozzola si sono costituiti parte civile nel processo Borsellino quater. A Scarantino è contestato il reato di calunnia. “A fronte delle modalità e delle tempistiche con cui è stato eseguito stanotte l’arresto di Vincenzo Scarantino, chiediamo alla Corte d’assise del Borsellino quater e alla Procura di Caltanissetta, che indaga nel procedimento per induzione alla calunnia, di assicurare l’integrità psico-fisica della ‘fonte di prova’ Scarantino e chiederemo l’immediato trasferimento di Scarantino al carcere di Caltanissetta per assicurarne la presenza in aula già dall’udienza di martedì”.

via d'amelio

 Vincenzo Scarantino ha scontato 19 anni di carcere per essersi auto accusato di avere rubato una Fiat 126, di averla imbottita di tritolo e poi posizionata in via D”Amelio davanti l’abitazione della madre del giudice Borsellino.

Oltre ad accusare se stesso Scarantino ha accusato altre persone, a sei delle quali, sulla base delle sue deposizioni, è stato comminato l’ergastolo perché ritenuti esecutori della strage di via D’Amelio. Dopo gli anni di carcere ha deciso di ritrattare la sua versione e accusa gli inquirenti in particolare Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo morto nel 2002, di averlo costretto a depistare. Si dice adesso estraneo all’organizzazione della strage in cui furono trucidati il giudice Paolo Borsellino e i suoi agenti di scorta, scagionando anche tutti coloro che aveva accusato in precedenza

La nuova versione di Scarantino trova conferma nelle dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia: Gaspare Spatuzza che pentitosi nel 2008, ha rivelato che nella strage di via D’Amelio il ruolo fondamentale l’ebbe la cosca di Brancaccio-Ciaculli smentendo Scarantino. Spatuzza ha dichiarato che lui e non Scarantino rubò la Fiat 126. Davanti la Corte D’assise di Caltanissetta imputati della strage di Via D’Amelio ci sono altri soggetti, diversi da quelli indicati da Scarantino. Nello stesso processo Scarantino è incriminato per calunnia aggravata a seguito delle false dichiarazioni.

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