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Malasanità, medici in arresto dopo intercettazioni: “Le abbiamo sfondato la vagina”

Un gravissimo caso di malasanità quello scoperto al reparto ginecologico dell’ospedale di Reggio Calabria. Per cinque lunghi anni quelle frasi sono rimaste nascoste in un cassetto in attesa che qualcuno le riportasse alla luce e ora, dopo l’avvio delle indagini, il reparto di ginecologia dell’Ospedale di Reggio Calabria è quasi completamente a corto di medici.

Il personale medico era solito coprire o falsificare gli errori e le cartelle cliniche, lasciando le sue azioni impunite. Queste azioni, però, sono costate la vita a diversi neonati e danni permanenti ad altrettanti ignari pazienti. L’operazione a seguito dell’indagine, denominata Mala Sanitas dalla Guardia di Finanza, ha riportato alla luce frasi e fatti agghiaccianti del personale medico degli ospedali riuniti di Reggio Calabria. Per ora sono quattro i ginecologi arrestati ai quali fanno seguito altri 7 medici interdetti per un anno dall’esercizio della professione.

Con le accuse sono arrivate anche quelle intercettazioni pubblicate dal quotidiano Il Dispaccio; un vero e proprio circo verbale degli orrori che ha svelato i crimini dei medici: primo fra tutti il primario Alessandro Tripodi, ora ai domiciliari, parente dell’avvocato Giorgio De Stefano, uomo di spicco del clan ‘ndrangheta che durante una telefonata racconta di essere scappato dall’ospedale con una scusa e di aver spento il cellulare quando al primario Vadalà è morto un neonato, questo per paura di essere richiamato in reparto. Oppure, durante una telefonata con la dottoressa Daniela Manuzio, ora agli arresti, parla dei problemi di una paziente e di come le abbia sfondato la vagina. E ancora, in un’altra intercettazione, questa volta al telefono con la collega Francesca Sitiri, racconta di come, durante un intervento molto delicato per un carcinoma dell’endometrio, sia rimasto con l’utero della paziente in mano. Tutte queste frasi ed espressioni erano accompagnate da risate e prese in giro sui pazienti.

Non un semplice caso di malasanità, ma un vero e proprio sistema criminale. E fra le vittime emerge anche un bambino di cinque anni, ai tempi neonato, che a causa delle lesioni subite è rimasto invalido al cento per cento. Il gip Antonio Laganà, a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare e a sostegno della tesi accusatoria, ha messo in evidenza altre frasi pronunciate dal medico Alessandro Tripodi durante un’intercettazione: “Vabbè loro cercheranno di occultare il fatto che non sono riusciti ad intubarlo. Speriamo che non abbia danni. Mah, comunque cazzi loro! Noi sicuramente non c’entriamo niente“.

Photo Credit: Megaflopp/Shutterstock.com

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