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Manovra 2018, Cazzola: «Questi ne dicono di tutti i colori, fanno più danni a parlare che a fare»

«Questi ne dicono di tutti i colori, fanno più danni a parlare che a fare». Non usa mezzi termini Giuliano Cazzola, economista, ex dirigente del Ministero del lavoro e parlamentare del Pdl, per definire l’azione preparatoria alla manovra 2018. Cazzola intervenendo su Radio Cusano Campus, ha commentato prima di tutto a proposito delle cifre concordate dal governo per reddito di cittadinanza e flat tax. «Bisogna capire dove li prenderanno questi soldi –  ha detto – Anche perché non ci sono solo queste voci da coprire. Il sospetto è che in realtà loro, nonostante le assicurazioni che danno, pensino di coprirle in deficit, aumentando il deficit di bilancio per il 2019 e questo, senza un accordo con l’Europa che ovviamente non ci può essere, è destinato a creare problemi soprattutto di credibilità del Paese. Tria dice che non si sforerà? Adesso metteranno le carte in tavola e cercheremo di capire un pochino meglio, anche perché questi fanno più danni a parlare che a fare».

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Poi Cazzola ha affrontato il tema delle pensioni. Sulla riforma della legge Fornero, con la quota 100, il governo pensa di riuscire a impiegare meno di 10 miliardi inserendo il limite d’età a 64 anni. «Non si capisce se il limite di 64 anni c’è o non c’è – ha dichiarato Cazzola – Salvini recentemente ha detto che non ci sarà nessun limite. La differenza è forte, perché se il limite c’è diminuisce sicuramente il numero dei pensionati che possono accedere al trattamento di anzianità, se invece il limite non c’è ed è una soluzione assolutamente flessibile, basta che faccia quota 40 e i costi aumentano sicuramente. Questa è una cosa che va capita perché ne hanno dette di tutti i colori».

Cazzola ha anche parlato dell’accordo sull’Ilva. «Mi sento più tranquillo per aver scongiurato un fallimento, perché ho temuto molto che Di Maio lavorasse per il re di Prussia. Se ha migliorato l’accordo bene così, io credo che sul versante dell’occupazione ci sia solo una questione nominalistica, invece sul problema del risanamento ambientale Mittal ha fatto sicuramente un passo avanti. La cosa che non è assolutamente consentita è che Di Maio continui a dire che c’era il trucco, che c’era l’inganno nella gara. Questo vuol dire mettere un’ombra gratuita e non dimostrata su una cosa importante, che si trascina da anni e che ha rischiato parecchio, era già con un piede nella tomba e l’han tirata fuori. Il fatto che ci fosse una gara viziata da irregolarità era per Di Maio una via d’uscita per far saltare l’accordo, però alla fine non se l’è sentita, soprattutto è stato un grande merito dei sindacati quello di farlo loro l’accordo. A quel punto non credo che lui potesse fare delle valutazioni palesemente contrari agli interessi dei lavoratori e di un’importante realtà economica».

Infine, sulle parole del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli per cui Autostrade pagherà ma la ricostruzione di Ponte Morandi la farà un soggetto pubblico, Cazzola commenta: «Faccio fatica a capire quale sarà il soggetto pubblico che la realizzerà. Non mi risulta ci siano imprese edili di proprietà dello Stato. Se ci sarà la regia di un soggetto pubblico si vedrà quale. Io penso che in tutti i casi sarebbe opportuno avere un parere della magistratura. L’importante è che i soldi si trovano, il ponte si ricostruisca e i cittadini che hanno perso la casa trovino presto una sistemazione».

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