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Manovra 2018, pace fiscale, Di Pietro: «E’ una truffa di parole»

«Pace fiscale? E’ una truffa di parole, altro non è che un condono immorale e ingiusto. Il governo del cambiamento è uguale agli altri nel reperire le risorse, ma gli altri almeno lo chiamavano condono». E’ durissimo Antonio Di Pietro nei confronti dell’ipotesi di pace fiscale del governo Lega-M5S. Intervenendo ai microfoni di Radio Cusano Campus l’ex pm di Mani Pulite ha parlato tra l’altro anche dell’accordo tra Lega e Magistratura sui 49 milioni sequestrati a seguito del processo sui rimborsi elettorali truccati.

Sulla pace fiscale Pace fiscale Di Pietro ha detto: «E’ cominciata dagli anni ’50, ogni volta si dice che è l’ultima volta. E’ passata ormai l’idea che tanto se non paghi prima o poi arriverà un provvedimento per cui se non paghi 100 paghi 10. Siccome il governo non ha i soldi perché non riesce a ridurre le spese e aumentare le entrate, fa queste cose per aiutare i delinquenti. Io lo ritengo immorale e ingiusto, perché aumenta la voglia di non pagare ed è ingiusto nei confronti di quelle persone oneste che le tasse le hanno sempre pagate tutte. Io non me la sto prendendo con questo governo che doveva essere del cambiamento invece è uguale agli altri nel reperire le risorse. Gli altri dicevano facciamo un condono, loro invece la chiamano pace fiscale. E’ certo che stai in pace, perché hai un debito e te lo tolgono, ma ci ritroviamo ancora una volta in un Paese con due pesi e due misure. La cosa che più mi offende è la truffa di parole. Condivido quello che ha detto Di Maio sul fatto di tagliare gli sprechi e i privilegi per abbassare le tasse, non condivido invece reperire i soldi coi condoni».

Sull’operato del governo invece Di Pietro parla di luci e ombre. «Ci sono cose che posso condividere – dice il fondatore de L’Italia dei Valori – però aspetto questo governo sulle cose fatte. Loro dicono: faremo, faremo. Dimmi che cosa hai fatto. Anche adesso per gli evasori è previsto il carcere, solo che se gli fai il condono non vanno in carcere. Loro dicono: in futuro, in futuro». La tesi del’ex ministro, però, ha un errore di fondo: la “pace fiscale” secondo quanto hanno sempre detto Salvini e Di Maio dovrebbe riguardare solo chi ha dichiarato e poi avuto difficoltà a pagare. Sull’accordo tra la Lega e la Magistratura riguardo il sequestro dei 49 milioni invece Di Pietro interviene nel merito giuridico: «Non so i colleghi quale norma di legge abbiano individuato per rateizzare un corpo del reato – ha detto – Sono molto curioso di leggere questo provvedimento sul piano tecnico. Se tu fai una rapina e ti trovo i soldi sotto al cuscino non è che ti dico me li ridai un po’ alla volta. Però la Procura della Repubblica con un’interpretazione della legge che salva il diritto di fare politica da una parte e il diritto dello Stato ad avere ciò che gli è stato tolto, ha fatto un provvedimento corretto sul piano istituzionale. Non dico che lo condivido, ma umanamente e istituzionalmente lo accetto».

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