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Manovra 2019, Draghi: «Finanziare i deficit non è nel nostro mandato»

E’ un Mario Draghi insolitamente duro quello che esce dalla conferenza stampa dopo il consiglio direttivo della Bce di oggi. Il presidente della Banca centrale europea si è detto fiducioso che sarà trovato «un accordo nel dialogo fra Ue e Italia sul bilancio 2019», osservando comunque come «nel terzo trimestre si sono irrigidite le condizioni dei prestiti delle banche italiane». E mentre conferma la fine del Quantitative Easing affermando che durante il consiglio non si è parlato di «un prolungamento del programma di acquisti» e non si è discusso di cosa fare dopo, Draghi ha però puntualizzato come le esigenze di bilancio dell’Italia non possano in alcun modo condizionare l’azione della Bce«Finanziare i deficit non è nel nostro mandato – ha ribadito Draghi – abbiamo l’Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria», non di bilancio.

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Gli acquisti del Quantitative Easing continueranno al ritmo di 15 miliardi di euro al mese fino al 31 dicembre. La Bce ha inoltre confermato l’intenzione di reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività «e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario», ha fatto sapere Draghi. Il presidente Bce rivolge poi una frecciata a Salvini e Di Maio a proposito dello spread, oggi sceso a quota 310 punti base dai 319 dell’apertura dei mercati. «Abbassare i toni e non mettere in discussione l’esistenza dell’euro può far ridurre gli spread», ha detto Draghi.

Mario Draghi

Draghi disegna un quadro d’incertezza per tutta la Ue, ancora più preoccupante dopo l’annuncio dello manovra italiana in deficit. L’Italia, come la Brexit, è «fra le incertezze per lo scenario economico dell’Eurozona» ha detto il presidente della Bce. Ma alla domanda se la Banca centrale intenda intervenire nel dibattito tra Italia e Ue sulla manovra 2019 risponde: «Assolutamente no, non è il nostro compito quello di fare da mediatori. E’ una discussione fiscale, non è un ruolo da banchieri centrali. Alla fine è solo una questione di buon senso la valutazione di ciò che è buono per il paese, per lo stato o per le famiglie che spingerà le parti a un qualche accordo». 

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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