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Manovra 2019: «L’Italia va aiutata altrimenti l’Europa rischia grosso»

«L’Italia va aiutata altrimenti l’Europa rischia grosso». A parlare è Jim O’Neill, ex top manager di Goldman Sachs AM ed ex Cancelliere dello Scacchiere britannico. Secondo O’Neill prima di arrivare a una bocciatura definitiva e irreparabile della manovra 2019 del governo Conte Bruxelles deve tenere bene a mente le conseguenze di un simile atto. «Se l’Italia non riesce a conseguire una crescita più robusta di quella attuale – sostiene O’Neill – le condizioni politiche del paese potrebbero deteriorarsi ulteriormente con conseguenze molto negative per tutti».

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E come dargli torto a guardare gli indici di borsa di questa mattina in Europa. Mentre scriviamo e lo spread Btp-Bund vola a 304 punti base, Milano perde l’1,17%, Parigi l’1,74%, Londra l’1,11% mentre Francoforte è il più negativo con una perdita del 2,40%. Jim O’Neill sottolinea come l’Eurozona, nonostante la Brexit, abbia goduto di due anni di forte crescita economica. Poi però avverte che con l’emergere di un governo populista in Italia quest’anno «non è prudente dar per scontato che i giorni peggiori per la moneta unica siano alle spalle». Per O’Neill le discussioni sul rapporto debito/PIL dell’Italia non sono una novità. Ne parlava con i suoi colleghi di Goldman già molti anni fa, ben prima dell’ingresso nella moneta unica. Già allora ci si interrogava sul possibile default italiano. Timori che fortunatamente non si sono mai concretizzati, ma che oggi riemergono nel contesto del confronto sempre più aspro tra Roma e Bruxelles.

Secondo O’Neill il problema del debito italiano è strettamente legato alla bassa crescita a sua volta dovuta alla scarsa produttività del nostro paese. Secondo l’ex top manager di Goldman Sachs l’incapacità di mettere mano alle riforme ha condotto alla combinazione di continue e dolorose correzioni di bilancio e bassa crescita. Una miscela che ha portato gli elettori a premiare Lega e M5S, la prima per la promessa di tasse più basse, il secondo per il reddito di cittadinanza. Ma secondo O’Neill il problema della crescita «si risolve solo se aumenta la produttività, e per raggiungere questo risultato servono riforme, come l’aumento della partecipazione al lavoro e creazione di opportunità per i giovani, che richiedono tempo, sia per essere realizzate sia per dare frutti».

In questo scenario secondo O’Neill l’Unione Europea dovrebbe smettere d’insistere sul patto di stabilità e crescita e con il limite al 3% del deficit/Pil. Peraltro all’Italia non è mai stato concesso di sforare questo limite causa della dimensione del debito. «Ma – afferma O’Neill citando gli esempi di Belgio e Giappone – un debito molto elevato può essere abbattuto solo con una crescita economica sostenuta». Lasciando un attimo da parte il punto di vista di O’Neill torniamo al punto nodale: la crescita. Come stimolarla se non con una manovra che preveda investimenti (in infrastrutture, tecnologie), detassazione per le imprese che investono, minore carico fiscale sul lavoro? Tutte misure che per il momento non si vedono se non in minima parte. Se la situazione economica italiana degenerasse l’Unione Europea ne sarebbe travolta, questo a Bruxelles lo sanno bene.

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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