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Manovra 2019 news: rissa alla Camera, approvazione al “fotofinish”

Spettacolo garantito a Montecitorio durante la discussione sulla manovra 2019 in corso alla Camera. Tra urla e insulti, sospensione dei lavori, proteste e provocazioni nell’aula si sono viste scene degne dei migliori film western. Non è mancato il lancio di oggetti, in questo caso il testo della finanziaria scagliato dal deputato Dem Emanuele Fiano verso i banchi del Governo. Respinti i tentativi di ostruzionismo e il rinvio in Commissione chiesto dal Partito Democratico, a partire dalle 18.30 di oggi, sabato 29 dicembre 2018, si dovrebbe votare la fiducia sulla manovra 2019. Condizionale d’obbligo visto l’andamento degli eventi. Un rush finale che vorrebbe l’approvazione definitiva entro il 31 dicembre così da evitare l’esercizio provvisorio.

L’opposizione: “Violata la democrazia”

Dunque riassumendo: il Pd avanza richiesta di rinvio in commissione del testo, mai discusso dopo l’approvazione con fiducia in Senato. L’istanza viene respinta ma il 9 gennaio 2019 la Consulta esaminerà il ricorso presentato dal capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci e altri 36 senatori con cui viene sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sulle modalità di approvazione della manovra; secondo i democratici il governo ha di fatto scavalcato le prerogative parlamentari impedendo ai membri di conoscere il contenuto degli oltre 1500 commi del maxi-emendamento, eludendo le regole essenziali della democrazia.

Manovra 2019: la rissa in aula alla Camera

Ma torniamo alla Camera. Già prima che iniziasse la seduta, il presidente Roberto Fico aveva dovuto sospendere l’assemblea per una decina di minuti per le proteste delle opposizioni. I deputati Pd Emanuele Fiano ed Enrico BorghiCarlo Fatuzzo (Fdi) raggiungendo i banchi della Presidenza, tra urla e insulti sbattevano un fascicolo di emendamenti. Così Fico aveva sospeso la seduta e convocato la conferenza dei capigruppo richiesta dall’opposizione. I rappresentanti delle opposizioni, però, l’avevano subito abbandonata per protesta contro il Presidente che non aveva fatto votare la richiesta di sospensione dell’Aula. Un po’ come i dispetti tra compagni di classe, insomma. Poi, durante l’esame del testo, la scena madre: il lancio del volume da parte di Fiano (Pd) al sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia. “Evitiamo di dare questo spettacolo“, è stata l’esortazione del presidente Fico, “Non c’è problema, basta che non mi tirino un altro libro in testa…”, la replica del sottosegretario. Ma questo non è stato l’unico momento di tensione: anche tra Daniele Marattin del Pd e Nicola Molteni della Lega si è sfiorata la rissa, evitata solo dall’intervento dei commessi.  E ancora Fico: “Non è modo, è inaccettabile, ognuno resti al suo posto”.

Le ragioni della protesta delle opposizioni

Il motivo di insurrezione da parte delle opposizioni è l’imminente scadenza dei termini per l’approvazione della manovra, ragion per cui il testo è stato inviato in Aula senza discutere né votare i circa 350 emendamenti presentati. Così si è espresso Borghi (Pd) sulla questione: “Per la prima volta le opposizioni non hanno votato nemmeno un emendamento della legge più importante dell’anno. Questo è uno sfregio al popolo e alla Camera”, e ancora: “Il presidente ha il dovere di tutelare le minoranze. La democrazia si qualifica non in rapporto a una dittatura della maggioranza ma alla tutela delle minoranze”. Questa la replica di Fico: Non posso entrare fino in fondo nel merito dell’organizzazione dei lavori della commissione Bilancio, ma auspico un dibattito grosso e sostanziale e che il lavoro sia fatto dal Parlamento in un modo diverso”. E la Gelmini apostrofa: “Quello che è successo non ci permette di confermare il giudizio di imparzialità su di lei”, con l’accusa di aver temporeggiato per evitare che si tenesse una votazione su cui la maggioranza non aveva i numeri. Ancora Fico: “Posso aumentare i tempi degli interventi, ma nella consapevolezza che il 31 dicembre si avvicina e che questa legge di Bilancio non può per me arrivare al presidente della Repubblica il primo gennaio“.

Le parole del Presidente del Consiglio Conte sulla Manovra

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si era espresso sulla questione delle tempistiche durante la conferenza stampa di fine anno: “Mi rendo conto che non si è creata la situazione ideale al Senato ma c’è la prospettiva di una contrazione forte dei tempi, siamo arrivati in zona Cesarini per il varo della manovra. Confidiamo che una situazione del genere non si presenti più. In ogni caso, non c’è stata nessuna deliberata volontà del governo di comprimere i tempi. Ad esempio, nel rispetto delle Camere, confidiamo che le riforme istituzionali rimangano nell’alveo parlamentare con il contributo di tutti”.

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