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Marcel Proust frasi e pensiero dell’autore della “Recherche”

Marcel Proust, nato il 10 luglio 1871, è stato uno scrittore che, più di tutti, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è riuscito grazie alla forza della sua scrittura, sempre molto espressiva, ad entrare nei sentimenti umani. In particolare ci riuscì con quello che rimane il suo capolavoro: la Recherche. O meglio “Alla ricerca del tempo perduto“, un romanzo che Proust scrisse in un periodo compreso tra il 1909 e il 1922 e venne di seguito pubblicato tra il 1913 e il 1927.

Sette volumi (Dalla parte di Swann, All’ombra delle fanciulle in fiore, I Guermantes, Sodoma e Gomorra, La prigioniera, La fuggitiva o Albertine scomparsa, Il tempo ritrovato), nei quali l‘autore narrò in un autentico viaggio nel tempo vizi e virtù dell’epoca attraverso una serie di personaggi indimenticabili. “Guariamo dalla sofferenza solo provandola appieno“, questa una delle sue frasi più celebri, che in testimoniava il suo stato di salute precaria, dovuta ad una forma di asma cronico che cominciò a manifestarsi subito dopo la sua esperienza militare(si era arruolato nel 76° reggimento di fanteria ad Orleans).

Fin da giovane ebbe a frequentare l’alta borghesia francese, cosa che lo portò anche a conoscere Andrè Gide e Paul valery. a poco più di vent’anni pubblicò “I piaceri e i giorni“, una raccolta di prose poetiche e brevi racconti. Poi nel 1896 entrò come volontario nella Biblioteca Mazarine. A seguito della morte della madre ereditò (unitamente al fratello Jean-Yves Tadiè) un autentico patrimonio, una vera e propria fortuna.

Purtroppo il suo talento letterario non viaggiava di pari passo con la capacità di amministrare il denaro e dilapidò quasi tutto tra mance e ragali incredibili, il gioco in Borsa, il casinò e l’assidua frequentazione di salotti aristocratici. In questi scrisse molti articoli incentrati sulla cronaca mondana e iniziò a prendere forma “La Recherche“, passando da questi brevi articoli a un testo narrativo incentrato su un “io” narrante. Morì il 18 novembre del 1922 a causa di una forma mal curata di bronchite. Tra le sue maggiori opere da citare anche “L’indifferente”e “Jean Santeuil” (romanzo incompiuto). “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso“.

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