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Marcelo Burlon: conquistare il mondo in due anni con le t-shirt grazie a mediaticità e uno staff di amici

Creatività, innovazione, capacità manageriali e uno staff giovane e fidato, sono queste le caratteristiche che trasformano una start up in una grande realtà internazionale da 16 milioni di euro. Lo sa bene Marcelo Burlon, eclettico, creativo, dj e designer di origine argentina, che dalla sua amata Patagonia ha fatto un lungo viaggio per approdare in Italia, dove, con un vissuto di viaggi ed esperienze nel mondo della moda, della musica e del design ad ampio spettro, ed un bagaglio di valori e  “sapori” della sua terra nativa, ha fondato un giovane brand indipendente, County of Milan, che con una sola linea di t-shirt di nicchia ma economiche, dalla vasta portabilità e dal retrogusto dark, ispirate ai contesti urban delle nuove generazioni, è riuscito in soli due anni a conquistare il mondo, aprendo 420 punti vendita tra New York, Los Angeles,Tokyo, Londra e Parigi. Si serve di una personalissima rete di conoscenze, il cd. network, tramite il quale ha stretto e stringe collaborazioni.

Marcelo Burlon County of Milan brand

Un contatto tira l’altro insomma, e con una strategia marketing studiata con validi collaboratori, amici prima che  colleghi, ha evitato la pubblicità ed è diventato imprenditore di sé stesso, affidandosi al suo intuito, a giovani creativi, stilisti emergenti e al vivere in strada. Sì la strada, perché proprio da qui partono le tendenze, proprio qui si sviluppano le nuove frontiere della moda: non più dentro gli atelier ma fuori, a vivere le sensazioni e interpretare le emozioni delle nuove generazioni. “Tanti, troppi stilisti indipendenti non hanno supporto morale e non riescono a trovare fondi per autofinanziarsi. È un vero peccato: oggi occorre essere creativi ma anche e soprattutto imprenditori e comunicatori mediatici”, afferma Marcelo. Proprio questa abilità di affiancare alle buone idee creative il supporto di una forte comunicazione mediatica è ciò che ha permesso a Burlon di trasformare una piccola realtà in un grande business secondo Roberto d’Incau, managing partner di Lang&Partners, società internazionale di consulenza nelle risorse umane operante anche nel mondo della moda. “Il caso Burlon va analizzato e deve diventare un esempio da seguire. Ai nuovi designer ripeto sempre le stesse regole: innanzitutto la creatività, le idee sono alla base ma non sono tutto. Oggi si deve puntare al prodotto e alle esigenze pratiche dei consumatori più che alla creazione pura. Poi occorre quella che io chiamo mediaticità, ovvero la capacità di intercettare le figure chiave di chi oggi fa informazione, dai canali classici a quelli nuovi. Quindi, ci vogliono qualità manageriali, un supporto finanziario e l’appoggio di un’azienda di confezione per la produzione delle collezioni.”

Dalle magliette, il marchio è passato al total look, presentando la nuova collezione uomo al Pitti di Firenze, collezionando un successo dopo l’altro. Ora Marcelo Burlon guarda al futuro con tanti progetti in cantiere: una collezione per bambino ed una in partnership con  Marcolin per gli occhiali da sole, e si augura di non essere un unico caso di successo estemporaneo in Italia, raccomandando a chi vuole intraprendere una strada seria nel settore del fashion, di avvalersi di partner giusti perché impossibile fare tutto da soli.

Fonte: Repubblica

J.J.Abrams

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