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Marco Giallini sulla moglie: «I giornalisti mi chiedono sempre della sua morte, mi hanno rotto er…»

Da questa sera, mercoledì 2 ottobre 2019, torna su Raidue la terza stagione di Rocco Schiavone, serie tv con protagonista Marco Giallini, che rimetterà i panni del burbero e affascinante vicequestore nato dalla penna dello scrittore Antonio Manzini. Al Messaggero, l’attore 56enne ha detto di sentirsi molto vicino al suo personaggio: «Mi ci sono affezionato, mi trovo bene nei suoi panni: canne a parte, penso di somigliargli. Anch’io, come lui, sono refrattario alle imposizioni. Ho sempre fatto di testa mia. Forse è per questo che il successo mi è arrivato a 50 anni!». 

Marco Giallini furioso con i giornalisti: «Mi chiedono sempre di mia moglie morta, m’hanno rotto er ca**o!»

Nel corso dell’intervista Marco Giallini ha parlato anche della sua vita privata. Dopo la morte della moglie Loredana nel 2011 pare non ci sia più posto per l’amore: «No, per carità non sono fidanzato. Vivo felicissimo con i miei figli Rocco e Diego, due ragazzi magnifici!», ha detto Giallini, che ha scelto di continuare ad abitare in periferia: «Voglio salutare i miei vicini. Al centro di Roma non sarebbe possibile coltivare i rapporti umani!». Già al programma radiofonico, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, I Lunatici, l’attore aveva mostrato il fastidio di dover snocciolare in pubblico le sue questioni sentimentali, tuonando contro i giornalisti a caccia di gossip«Scrivono sempre le stesse cose, mi chiedono sempre le stesse cose. Mi chiedono di mia moglie morta, m’hanno rotto er ca**o. Come se la moglie fosse morta soltanto a me!».

«Ho sempre litigato con tutti, mi è sempre piaciuto!»

I toni accesi usati dall’attore non deve stupire:«Il turpiloquio lo amo. Ho sempre litigato con tutti, mi è sempre piaciuto. Amo talmente la gente che mi piaceva litigare, gli volevo trovare qualcosa che non andava. Sono rissoso, non ho paura nemmeno del diavolo. Sono stato sempre così, non ho paura di niente. Sono sempre stato in mezzo a un po’ di casini eppure a ventotto anni avevo la terza media e adesso sono un dottore in lettere!» – ha ammesso Marco Giallini – «Quando fai questo lavoro e ci metti un po’ ad arrivare, anche per tua non voglia di non scendere a compromessi, poi ti abitui a tutto. Ho fatto cinque sei provini in tutta la mia vita. Lo ritenevo umiliante. Certe volte non facevo nemmeno la fila, me ne andavo!».

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