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Marco Vannini, Antonio Ciontoli: il documento inedito che smentisce la sua versione dei fatti

Omicidio Marco Vannini ultime notizie: i legali della famiglia Ciontoli faranno ricorso in Cassazione contro la sentenza d’Appello che ha condannato a 5 anni Antonio, il capofamiglia, e a 3 la moglie e i loro due figli.

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Famiglia Ciontoli pronta al ricorso in Cassazione

I legali difensori della famiglia Ciontoli sono pronti a fare ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha condannato il capofamiglia Antonio – 14 anni di reclusione ridotti poi a 5 – e moglie e figli a 3 anni di carcere in quanto riconosciuti colpevoli di omicidio colposo ai danni del 20enne di Cerveteri, Marco Vannini. La difesa chiederà l’assoluzione di Maria Pezzillo e dei figli Federico e Martina: “Chiederemo l’assoluzione per i figli e la moglie di Antonio Ciontoli”, queste le parole degli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina. Mamma e figli (con loro anche Viola Giorgini, fidanzata di Federico, assolta dall’accusa di omissione di soccorso), infatti, secondo la tesi difensiva dopo il ferimento di Marco si affidarono al capofamiglia Antonio Ciontoli per prestargli soccorso. Non consapevoli che il giovane avesse un proiettile in corpo, nella spalla, non si sarebbero resi conto del fatto che – se non soccorso con rapidità, come in effetti è accaduto – avrebbe potuto perdere la vita. Marco si trovava a casa della famiglia della sua fidanzata, Martina Ciontoli, la sera del 17 maggio 2015; venne ferito da un colpo di pistola esploso “accidentalmente” da Antonio Ciontoli che maneggiava l’arma, di sua proprietà, carica. Inizialmente finiti a processo con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale, gli imputati si sono visti derubricare il capo d’accusa ad omicidio colposo (aggravato dalla colpa cosciente per Antonio Ciontoli, condannato in Appello ad anni 5 di reclusione).

La difesa durante la conferenza stampa tenuta ieri, 27 marzo 2019, per annunciare il ricorso, ha evidenziato che dopo le motivazioni della sentenza di secondo grado “non si può più parlare di una volontarietà del colpo di pistola né che possa essere stato qualcun altro a sparare”. “Nessuno ha potuto provare che fosse passato per la mente della famiglia che Marco potesse morire […] La colpa è certamente grave ma non possiamo crocifiggere una persona per un errore. L’azione di Ciontoli è censurabile e per questo pagherà, giustamente, le conseguenze”. Poi un pensiero per la famiglia della vittima, i Vannini: “Comprendiamo e siamo solidali con la famiglia di Marco per il danno irreversibile subito”.

Antonio Ciontoli: il documento inedito di Chi l’ha visto? che smentisce la sua versione dei fatti

Antonio Ciontoli ha sempre asserito di avere esploso accidentalmente il colpo di pistola che ha ferito Marco Vannini, morto per shock emorragico dopo oltre 3 ore di agonia. La perizia balistica ha inoltre accertato che l’arma di sua proprietà (Ciontoli è un sottoufficiale della Marina Militare) aveva un difetto: da quella pistola, infatti, il colpo non sarebbe potuto partire per sbaglio ma solo e soltanto dopo avere scarrellato. Cosa che Ciontoli ha fatto. Come è possibile, dunque, che la difesa sostenga che l’imputato non si sia reso conto della gravità della situazione, del rischio che correva il ragazzo colpito da un proiettile che aveva in corpo durante le ore in cui i soccorsi sono stati ostacolati dalla sua condotta reticente? E soprattutto come può dirsi credibile la possibilità che l’uomo, esperto conoscitore delle armi, abbia sparato per sbaglio? Domande che si pongono i coniugi Vannini che ancora gridano giustizia. A tal riguardo il programma Chi l’ha visto? ha diffuso un documento inedito che smentisce la sua linea difensiva ovvero l’encomio datato 2010 che Antonio Ciontoli avrebbe ricevuto dalla Marina Militare: “Sottufficiale dotato di preparazione tecnico – professionale di pregevole e comprovato profilo”. I suoi legali, invece, insistono: “Ciontoli non era un esperto di armi”.

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