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Marco Vannini, maresciallo Izzo registrato in caserma: parole gravissime, sgomento in studio a Chi l’ha visto? (AUDIO)

Omicidio Marco Vannini news: a Chi l’ha Visto? trasmesso un audio sconvolgente relativo a un colloquio fra l’ex maresciallo dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, e il brigadiere Manlio Amadori, testimoni al processo contro Antonio Ciontoli, nonché suoi colleghi ed amici.

 

Roberto Izzo registrato in caserma: parole gravissime, sgomento in studio a Chi l’ha visto?

La conversazione tra i due militari dell’Arma avviene in Caserma a Ladispoli e, per i contenuti e le gravi parole usate dai due protagonisti Izzo e Amadori, ha sconvolto i presenti in studio – in primis la conduttrice Federica Sciarelli e i genitori di Marco Vannini suoi ospiti – e il pubblico da casa, che durante la diretta ha manifestato sdegno e sconcerto nella pagina Facebook del programma di Rai 3. Izzo e Amadori nella conversazione registrata discutono sarcasticamente di un caso di cui si stanno occupando, relativo ad una ragazza problematica che precedentemente tentò il suicidio e alla quale il padre violento aveva spaccato la testa.

La trascrizione della conversazione registrata fra il maresciallo Izzo e il brigadiere Amadori

«È il padre di quel ragazzo che pure sta agli arresti domiciliari… gliel’ha rotta la testa alla figlia?», dice Roberto Izzo al brigadiere Amadori, che replica: «Sì, l’ha spaccata. Però non si sa in che condizioni sta». Izzo poi aggiunge: «Speriamo che muore! La figlia. E lui lo arrestiamo e così abbiamo risolto i nostri problemi. Questa è quella ragazza che praticamente ci sta creando più problemi lei quando si ‘mbriaca e compagnia bella…Sì però… gli dobbiamo da’ ‘na medaglia. Gliela dobbiamo da’ ‘na medaglia… capito? Se gli ha rotto la testa alla figlia». E Amadori: «Ma gliene dò due io, una qui e una gliela dà il carcere». Il comandante Izzo allora racconta un precedente sulla giovane: «Una sera questa si voleva buttare dal cavalcavia, ha creato un problema non indifferente. Sono arrivate due ambulanze, i vigili del fuoco, due pattuglie dei carabinieri. Non ci ho visto più, l’ho presa per i capelli, le ho messo una mano sotto al culo e l’ho lanciata nell’ambulanza».

Archiviata l’indagine della Procura nei confronti di Roberto Izzo, accusato dall’amico Davide Vannicola di aver aiutato Antonio Ciontoli a coprire suo figlio Federico, a suo dire vero autore dello sparo a Marco Vannini, ora la famiglia Vannini attende il verdetto della Cassazione nella speranza che sia annullata la sentenza d’Appello (che ha ridotto la pena ad Antonio Ciontoli) e venga disposto un nuovo processo. Certo è che in studio è sceso il gelo quando è stato mandato in onda l’audio di quella conversazione in cui due esponenti delle forze dell’ordine parlano in quella maniera di una ragazza ferita e delle sue problematiche familiari. «Per noi di Chi l’ha visto? questa registrazione è incredibile», ha detto la Sciarelli visibilmente indignata.

Audio shock Izzo-Amadori in Caserma: «Speriamo che muore la figlia»

La registrazione è stata fatta da uno dei presenti nella caserma dei Carabinieri di Ladispoli. Tra le voci anche quelle di due militari testimoni al processo per la morte di Marco Vannini. L’avvocato dei Vannini, Celestino Gnazi, ha così commentato quella conversazione aberrante e la notizia della presunta denuncia (avvenuta nel 2000) di una prostituta a Ciontoli, che l’avrebbe derubata, di cui solo Chi l’ha visto? pochi giorni fa ha scoperto l’esistenza: «Sono vicende rilevanti per qualificare diversamente Ciontoli al processo, ma in atti già montagne di elementi a favore delle tesi nostre e della procura generale». Vicende ‘collaterali’, queste, che niente hanno a che vedere con il caso Vannini ma che certo offrono nuovi elementi per qualificare i testimoni al processo Ciontoli e l’attendibilità delle loro parole. Marina Conte, madre di Marco, lo ha ribadito: nelle carte del processo ci sono elementi a sufficienza per ribaltare la sentenza d’appello e rifare il processo ai Ciontoli. La donna spera ancora nella Cassazione, sebbene le sue parole abbiano lasciato trapelare sconforto, stanchezza, dolore. «Di prove ce ne sono molte nelle carte, confido nella Cassazione». 

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