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Marco Vannini Martina Ciontoli intercettazione: ha o no visto il padre sparare? Nuove contraddizioni e dubbi

Omicidio Marco Vannini news Quarto Grado: la Cassazione (l’udienza è fissata per febbraio 2020) potrebbe sparigliare le carte e riscrivere questa terribile vicenda giudiziaria con una seconda verità processuale. La famiglia di Marco lo spera fermamente: «Mi aspetto un processo più giusto nel nome di mio figlio […] Prima ci credevo nella Giustizia, adesso ci spero», così Marina Conte, madre del 20enne di Cerveteri ferito da un proiettile in casa della fidanzata, a Ladispoli, e morto dopo oltre tre ore di agonia, in quanto non soccorso in tempo, la notte a cavallo fra il 17 e 18 maggio 2015.

Martina Ciontoli intercettazione: ha o no visto il padre sparare a Marco? I dubbi

A Quarto Grado, nella puntata del 25 ottobre, si è parlato della possibilità che – al di là dei recenti sviluppi nell’inchiesta a seguito delle rivelazioni di Davide Vannicola – la Suprema Corte annulli la sentenza d’Appello del processo Ciontoli e disponga un nuovo processo. Quarto Grado ha ‘ripescato’ dalle carte dell’inchiesta diversi elementi che potrebbero essere sfuggiti all’esame degli inquirenti. Tra questi la intercettazione ambientale fatta a Martina Ciontoli poco prima di essere interrogata dal pm, mentre si confida con Federico e Viola (con lei in casa al momento dello sparo) e racconta quanto visto con i suoi occhi (Marco che viene sparato da suo padre Antonio), per poi negarlo con forza in aula a processo nei mesi successivi a quella conversazione. «Io ho visto lui quando papà gli ha puntato la pistola», queste le sue testuali parole, in lacrime, poco dopo la morte del fidanzato.

Una notevole contraddizione, però, si annida nel modo in cui siffatta intercettazione è stata interpretata dagli inquirenti e a processo: se da un lato, infatti, è servita a chi indaga per bollare come “infondate” le dichiarazioni di Davide Vannicola – «Fu il figlio di Ciontoli a premere il grilletto, non Antonio. Me lo confidò il mio amico, ex maresciallo dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo», questa l’accusa che ha innescato l’apertura di un fascicolo di inchiesta a carico di Izzo poi archiviato dalla Procura nei mesi scorsi –  e ritenere genuine le parole di Martina che ‘a caldo’ commentò i tragici fatti appena verificatasi davanti ai suoi occhi, dall’altro quelle parole della ragazza, intercettate e smentite in aula dalla stessa, a processo non sono state giudicate veritiere. Ricordiamo infatti che Martina, il fratello Federico e la di lui fidanzata, Viola Giorgini, in aula hanno sempre giustificato il ritardo nei soccorsi a Marco in quanto “inconsapevoli” che avesse un proiettile in corpo perché non testimoni oculari dello sparo, di cui Antonio Ciontoli li tenne all’oscuro mentre il ragazzo agonizzava. I testi, infatti, hanno sempre dichiarato a processo (e ritenuti attendibili dai giudici) di aver pensato che Marco fosse stato colto da un attacco di panico anche perché esteriormente non aveva una ferita evidente né perdeva sangue. Il dubbio in studio a Quarto Grado è stato posto sotto la lente di ingrandimento: quella intercettazione ambientale a Martina Ciontoli è o no attendibile? Se lo è per smentire Vannicola dovrebbe esserlo anche per ricostruire la verità sulla morte di Marco, e confutare dunque quanto dichiarato in aula da Martina, suo fratello, la fidanzata e la moglie di Antonio, Maria Pezzillo.

Vannicola ritenuto inattendibile dagli inquirenti, lui passa al contrattacco: «Ho un’altra carta da giocare»

Vannicola si è mostrato molto risentito per come le sue parole siano state messe in dubbio dagli opinionisti del programma, che lo hanno accusato di avere parlato tardivamente. «Sembrava che Marco l’avessi ucciso io … tutto questo perché ho parlato dopo quattro anni […] Nel 2015 avevo dei grossi problemi, guai giudiziari per i quali poi son stato prosciolto ma che per tre anni mi hanno messo alla gogna. Non potevo espormi anche per il caso Vannini», così l’artigiano in merito alla sua presenza in studio a Quarto Grado sette giorni fa. La Procura ha archiviato il fascicolo a carico di Izzo motivando la decisione con l’impossibilità di fare un riscontro incrociato sul cellulare dell’ex maresciallo in quanto scaduto il termine ultimo per accedere ai tabulati telefonici, che avrebbero permesso di verificare se davvero la notte della morte di Marco il maresciallo ricevette una telefonata da Ciontoli da un’utenza non presente agli atti. Non solo: gli inquirenti non avrebbero indizi a sufficienza per motivare “un ulteriore vaglio dibattimentale”. Vannicola però non arretra di un passo e annuncia di avere ancora un asso nella manica per dimostrare di aver detto solo la verità: «Abbiamo una registrazione che ci siamo tenuti come ‘ultima carta’ ma se non la vogliono considerare […] significa che questo fascicolo deve arrivare in Cassazione così come sta viaggiando». La presunta confidenza fattagli dall’ex maresciallo dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, «è vera». Vannicola lo ha ribadito, per poi aggiungere: «Questa storia non mi ha portato niente dal punto di vista economico, anzi, solo guai. Almeno però ho la coscienza a posto». 

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