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Marco Vannini processo, il giallo della maglietta indossata la sera della morte: sparita nel nulla

Oggi 12 ottobre in Corte d’assise a Roma avrà luogo la terza udienza del processo relativo alla misteriosa morte del bagnino di Velletri, Marco Vannini, il 20enne morto in ospedale la notte tra il 17 e 18 maggio 2015, dopo essere stato colpito da un colpo di pistola alla spalla in casa del suocero, Antonio Contoli, imputato (con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale) insieme alla moglie e i figli, Martina e Federico, e la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini, accusata di omissione di soccorso.

I genitori della vittima nell’udienza odierna deporranno in aula. Mamma Marina dovrà ricostruire tutta la straziante vicenda – il cui movente, ad oggi, non è ancora chiaro – che ha portato alla morte del suo unico figlio. La donna chiederà conto ai Ciontoli della maglietta blu indossata da Marco quella sera e mai ritrovata nella casa dove è avvenuto quello che gli imputati definiscono “un incidente”. Quella maglia, infatti, potrebbe permettere di ricostruire la dinamica dell’accaduto ma, per dei motivi mai chiariti, non è stata rinvenuta dagli inquirenti: “Sono certa che quella che indossava dopo il fatto non era la sua, è certo infatti che Marco è arrivato agonizzante all’ospedale con indosso abiti non suoi. Perché?”, queste le parole della madre di Marco. La donna smentirà inoltre quanto dichiarato da Antonio Ciontoli in fase di indagine preliminare, ovvero che Marco è stato ferito accidentalmente da lui, mentre si trovava, nudo, nella vasca da bagno in casa dei suoceri. I coniugi Vannini negano infatti che il figlio avesse l’abitudine di lavarsi in presenza di altre persone, consentendo loro l’ingresso in bagno.

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Oggi saranno sentiti anche altri importanti teste: oltre i coniugi Vannini, per la parte civile, anche il cugino della vittima, Alessandro Carlini. Per l’accusa, invece, testimonieranno il medico di turno presente quella sera nel posto di primo intervento e l’infermiera a bordo del 118. Entrambi i sanitari hanno interagito con i Ciontoli nelle fasi concitate seguite al ferimento del povero Marco, mentendo durante le telefonate al 118 in cui dissero che il ragazzo si era “fatto male alla spalla con un pettine”, ritardando dunque l’intervento dei soccorsi. Ritardo costato la vita al 20enne che, dicono i medici, si sarebbe potuto salvare.

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