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Marco Vannini, sconvolgenti intercettazioni ai Ciontoli: “La sua morte vale quanto il furto di una Ferrari”

Non si hanno più parole per descrivere la sconcertante reazione della famiglia Ciontoli alla tragica morte di Marco Vannini. Antonio Ciontoli, i suoi familiari e la fidanzata del figlio, Viola Giorgini, presenti nella villetta di Ladispoli al momento dello sparo costato la vita al 20enne, da subito si preoccupavano di case e di denaro. Non della sua vita spezzata.

Le sconvolgenti intercettazioni fatte agli indagati, a processo dal prossimo lunedì 23 maggio, sono state mandate in onda ieri sera durante la trasmissione di Rete 4, Quarto Grado. Antonio Ciontoli durante l’interrogatorio versava lacrime per sé, per la vita rovinata, sua e dei familiari. Quando Marco Vannini agonizzava, lui raccomandava al medico del Pit di Ladispoli di “non far figurare la ferita da arma da fuoco”, altrimenti il suo lavoro sarebbe stato pregiudicato. Nessun segno di umanità e preoccupazione per la vita del giovane fidanzato di sua figlia Martina.

La moglie Mary il 27 maggio, a dieci giorni dal decesso di Marco, si occupava delle proprietà di famiglia“Bisogna fare in modo che la controparte non le porti via”, diceva, intercettata dagli inquirenti. “Sotto l’aspetto economico siamo rovinati”, confidava in quegli stessi giorni alla vicina di casa che l’ha registrata a sua insaputa. Mary Ciontoli il 27 maggio si occupò, per il timore di perdere i suoi averi, dei conti correnti intestati al marito e contattò la sua banca per aprire un altro conto in cui non figurasse il suo nome.

L’audio di quelle intercettazioni è stato mandato in onda ieri sera durante la diretta della trasmissione. Martina, che aveva appena perso il fidanzato in quel modo orribile, pensava all’imminente esame all’università, si preoccupava perché – visto l’accaduto – rischiava di non poter studiare e prendere così un brutto votoIl fratello Federico – sono ancora le intercettazioni ad appurarlo – era in ansia perché temeva di non riuscire più a trovare un lavoro“A me girano le scatole! Perché se un’azienda cerca il mio nome e cerca questa storia, io ho perso l’opportunità!”, diceva al telefono durante una conversazione intercettata. E Marco Vannini, lo ricordiamo, era morto da poco, pochissimo tempo.

Anche la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, era preoccupata e infastidita dalla situazione: al telefono diceva di voler denunciare i giornalisti che si occupano del caso “Così gli spillo un po’ di soldi”, aggiungeva scaltra ed impietosa. Ma le parole più aberranti le ha pronunciate il fratello di Antonio Ciontoli, che parlando al telefono con lui quantificò il ‘valore’ della perdita di Marco Vannini“Tonino, questo dolore che provi per la morte di questo ragazzo è grande, lo puoi paragonare al furto di una Ferrari”, gli diceva il 20 maggio 2015, giorno prima dei funerali del povero Marco.

Tutti gli indagati hanno più volte ripetuto, in sede di interrogatorio, che “è stato un colpo partito per sbaglio” ad uccidere Marco, ma si sono contraddetti a colloquio con gli inquirenti. I Ciontoli da mesi non abitano più nella villetta di Ladispoli e lunedì 23 maggio non saranno in aula, in occasione della prima udienza, in Corte d’Assise a Roma, del processo che li vedrà imputati per omicidio volontario e dolo eventuale. Saranno presenti solo i loro avvocati, lo si è appreso ieri a Quarto Grado.

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