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Marco Vannini ultime notizie: Martina Ciontoli ha assistito allo sparo?

Tutti i membri della famiglia Ciontoli e Viola Giorgini lo scorso 4 marzo sono stati rinviati a giudizio per la morte di Marco Vannini, l’accusa per loro è di omicidio volontario con dolo eventuale; Viola, fidanzata di Federico Ciontoli, è invece accusata di omissione di soccorso. La prima udienza è fissata per il prossimo 23 maggio. Sarà una lunga battaglia per trovare la verità, la famiglia del giovane bagnino ucciso è combattiva ed intenzionata ad andare fino in fondo, al fine di capire quali rispettive responsabilità abbiano avuto Antonio Ciontoli e i suoi familiari nella vicenda.

Nel dibattimento in aula si parlerà molto delle incongruenze nelle testimonianze di Antonio Ciontoli e della figlia Martina, rispettivamente suocero e fidanzatina di Marco, i quali si sono clamorosamente contraddetti durante le varie audizioni con i magistrati in fase di indagini. Martina, intercettata ambientalmente prima di essere interrogata, descrive perfettamente ai familiari il momento in cui il padre avrebbe premuto il grilletto dell’arma che ha ferito a morte Marco, parlando dello sgomento del giovane dopo il ferimento, il suo pallore, il segno dell’ogiva che gli trapassava la spalla. Poi davanti al pm la ragazza nega tutto, balbetta, piange e sostiene di essere “di là, nell’altra stanza”, e di non avere assistito allo sparo. Lei ha visto o no? Marco è stato colpito accidentalmente? O lo sparo è stato preceduto da una lite scoppiata nella villetta di Ladispoli?

Lo vogliono sapere i coniugi Vannini, e lo ha ribadito con forza anche il loro legale, Celestino Gnazi, in una intervista ad “Altravocenews.it”: “Nessuno sconto per chi ha ucciso un meraviglioso ragazzo di vent’anni […] Martina diceva di amare Marco ma chi ama è disposto a sacrificare la propria vita, mentre lei è stata rinviata a giudizio per l’omicidio di Marco. La Corte dirà se è colpevole e, in caso affermativo, quale pena meriterà. Preferisco non pensare nulla della persona, anzi preferisco non dire quello che penso”.

Interpellato in merito alla condanna che lui e i suoi assistiti si aspettano per Antonio e Ciontoli e Viola Giorgini, l’avvocato Gnazi ha risposto: “Non ricordo precedenti analoghi ai fatti, la richiesta di giustizia deve avvenire all’interno delle regole e con la compostezza (più volte sollecitata dalla famiglia) mantenuta dalla grande maggioranza ma non da tutti” – fa riferimento agli attacchi pesanti ai presunti colpevoli da parte di molti utenti sui social network – “Nel processo noi non chiederemo una pena determinata, quello è il compito del Pubblico Ministero. Chiederemo che venga affermata la loro responsabilità penale e che venga usata la giusta severità, senza nessuno sconto”.

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