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Marguerite, recensione, Mostra del Cinema Venezia 2015: pirandelliano, squisito e tragico

Marguerite, film diretto da Xavier Giannoli concorre per il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2015 ed oggi ha avuto il suo gran debutto, qui potete gustarvi il trailer. E’ proprio il caso di usare il termine “gustarvi”, perché il lungometraggio interpretato da una magnifica e azzeccatissima Catherine Frot, nei panni di Marguerite Dumont, è davvero una visione squisita e godibile. Il film si dichiara liberamente ispirato alla vita di Florence Foster Jenkins ma non si possono ignorare le analogie con l’opera di Luigi Pirandello “Enrico IV”.

Marguerite vive nella sua magnifica tenuta vicino a Parigi, è un’aristocratica buffa e involontariamente grottesca convinta di essere una grande cantante lirica, nella realtà – però – si tratta di una donna di mezza età terribilmente stonata alla quale nessuno, per opportunismo o per buon cuore, osa dire la verità. Una farsa dai toni divertenti, nella parte iniziale del film che, andando a scandagliare, si trasforma in una mascherata tragica i cui complici di bugie apparentemente innocue diventano in parte responsabili di una patologia. Anche lo spettatore non riesce a prendere una posizione netta circa il da farsi, soprattutto davanti alla magnifica prova attoriale della Frot, e ai suoi occhi entusiasti e vivi alimentati da una passione tanto divorante quanto fuori posto.

Ritmo serrato, nonostante la lunghezza forse eccessiva del lungometraggio, e personaggi godibili ben tratteggiati. Sullo sfondo una Parigi degli anni d’oro, quelli delle Avanguardie, dei cafè, degli intellettuali, del Dadaismo e del Surrealismo. Non a caso saranno proprio gli artisti quelli che spingeranno l’ingenua Marguerite verso il palcoscenico, con l’intento di usarla come strumento di rottura verso un gusto reazionario. Marguerite cede alla tentazione di credere alla magnifica menzogna, non coglie il suo non essere altro che una provocazione, la patologia alimentata dagli interessi di un mondo che non ha pietà per i deboli diviene presto tragedia. L’amore, come nell’Enrico IV di Pirandello, è il fattore scatenante di quel dolore da cui si scappa mediante una bugia, una bugia che fa rima con follia. 

 

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