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Maria Chindamo, Ascone torna libero: il Riesame dà ragione ai suoi difensori

Scomparsa Maria Chindamo: scarcerato Salvatore Ascone, il 53enne di Limbadi detto ‘U Pinnularo’ tratto in arresto diverse settimane fa con l’accusa di concorso in omicidio. Si apprende infatti che il Tribunale del Riesame di Catanzaro si è espresso in favore della sua difesa, riuscita a smantellare i capisaldi dell’accusa.

Salvatore Ascone torna libero: smantellati i capisaldi dell’accusa

Il Riesame ha di fatto annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa lo scorso 11 luglio – che era stata disposta dal gip di Vibo Valentia. Salvatore Ascone, già noto alle forze dell’ordine, era stato accusato di avere partecipato al delitto dell’imprenditrice scomparsa in concorso con ignoti, e di avere manomesso le telecamere di video sorveglianza della sua abitazione per evitare che riprendessero l’aggressione e il sequestro alla donna, avvenuti proprio di fronte la sua proprietà in località Montalto a Limbadi. Indagati a piede libero anche il figlio di Ascone, minorenne all’epoca dei fatti, e il suo operaio rumeno Gheorghe Laurentu Nicolae.

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Maria Chindamo: i tabulati telefonici smentiscono la ricostruzione degli inquirenti

I difensori di Ascone, gli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano, sulla scorta dei tabulati telefonici e dei tempi di percorrenza, hanno sostenuto che è “da escludere qualsivoglia responsabilità sia da parte di Ascone che da parte del figlio all’epoca minore”; l’esito del Riesame, hanno aggiunto, “ci restituisce il riconoscimento per un lavoro non facile e articolato, avendo dovuto contraddire una ricostruzione molto estesa da parte dell’Ufficio di Procura per ribadire l’estraneità ai fatti di Salvatore Ascone nonché del figlio minore”. Le agenzie riferiscono al riguardo che nell’udienza dello scorso 31 luglio tenutasi al tribunale del Riesame, gli avvocati di Ascone “hanno depositato una memoria difensiva allegando atti e una consulenza tecnica dell’esperto informatico Andrea Lampasi, contestando la ricostruzione dell’accusa sugli aspetti tecnici, in particolare sia rispetto alle telecamere nell’abitazione di campagna dell’uomo, sia al malfunzionamento, che agli orari indicati dalla polizia giudiziaria”.

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