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Maria Chindamo sequestrata e uccisa, Roberta Bruzzone non ha dubbi: “È la firma sul delitto”

Maria Chindamo sequestrata e uccisa: Salvatore Ascone, arrestato e messo in libertà dopo pochi giorni, resta indagato (insieme al figlio e a un suo operaio) per l’ipotesi di reato di concorso in omicidio. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha infatti accolto le istanze della difesa, che hanno smantellato gli indizi della Procura tutti incentrati sui tabulati telefonici e la telecamera di video sorveglianza della abitazione di Ascone, secondo l’accusa da lui manomessa la sera prima dell’agguato alla Chindamo, in quanto il suo obiettivo puntato proprio in direzione del cancello di ingresso della azienda agricola della imprenditrice, sita in località Montalto a Limbadi, dove appunto è avvenuto il sequestro.

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È la firma sul delitto”: la criminologa Bruzzone analizza il caso Maria Chindamo

Per la criminologa Roberta Bruzzone, tuttavia, quella intrapresa dalla Procura è la pista giusta. “Finalmente, a mio avviso, le indagini hanno imboccato una pista precisa. Io continuo a ritenere che a condannare a morte Maria sia stato proprio il suicidio del marito avvenuto l’anno prima” della scomparsa di Maria Chindamo, 44enne di Laureana di Borrello e imprenditrice agricola, la mattina del 6 maggio 2016. “La data scelta dall’assassino per il sequestro e l’omicidio è la firma sul delitto”. Con queste inequivocabili parole la nota professionista analizza sulle pagine del settimanale Giallo gli ultimi sviluppi investigativi relativi al caso della imprenditrice scomparsa. Maria Chindamo ‘punita’ per avere lasciato il marito che, incapace di ricostruirsi una vita senza di lei, si tolse la vita il 6 maggio 2015.

Ascone scarcerato: l’amarezza del fratello di Maria Chindamo

“Seguire tutte queste vicende per noi è difficile, è complesso. Entrare nella logica che di fronte ad un arresto che ci apre mille speranze dieci giorni dopo quell’arresto viene annullato, ed è fuori (Ascone ndr) – ferma restando la sua presunta innocenza – ci crea veramente un subbuglio interno, una grande amarezza … e una grande tensione e rabbia”. “Nonostante la delusione” comunque “continuiamo a riporre massima fiducia nella Procura e nei Carabinieri”. Così il fratello di Maria, Vincenzo Chindamo, ha commentato la scarcerazione di Salvatore Ascone ai microfoni del TGR Calabria.

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