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Marina Abramovic contro Ulay: anche i grandi artisti fanno cose misere

Marina Abramovic è un’artista di origini serbe, ma naturalizzata statunitense. I suoi lavori sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, tanto che nel 1997 si guadagna la Biennale di Venezia. Circa due mesi fa, però, le cose non le sono andate così bene. Assieme all’ex amore della sua vita, Frank Uwe Laysiepen detto Ulay, sono finiti nel tribunale di Amsterdam.

Il motivo risiede nella violazione, da parte di Marina Abramovic, di un contratto datato e firmato nel 1999 in merito ad alcuni lavori sviluppati fra il ’76 e l’88 sia da lei che da Ulay. L’artista serba li avrebbe rivenduti esclusivamente a suo nome. Il giudice ha però dato ragione a Ulay, costringendo Marina Abramovic a versare la somma di 250 mila euro a titolo di risarcimento. “Sono stato costretto, dovevo difendere i diritti della mia eredità, i miei diritti morali e il mio diritto a ricevere quel che mi spetta. Spero che ora potremo stare in pace e trattarci con rispetto” –  ha risposto Ulay quando gli è stato chiesto il motivo.

La storia d’amore fra i due è durata 12 anni, periodo nel quale si sviluppa il loro sodalizio artistico. La loro performance più conosciuta l’anno messa in scena a Bologna: nudi all’ingresso di una galleria, con i capelli legati l’uno all’altra, si guardano negli occhi in silenzio per 8 ore. Poi è la volta degli schiaffi, seduti a terra e, infine, degli insulti gridati in faccia fino a perdere la voce. Da quel momento comincia il successo e le performance si moltiplicano. Dopo quei 12 lunghi anni, il rapporto e la passione terminano e decidono di lasciarsi, ovviamente a loro modo. Si mettono in testa di raggiungere i due estremi della Muraglia cinese e di corrersi in contro fino a raggiungersi e a dirsi addio. Ci vogliono 8 mesi di preparativi e 3 per il viaggio.

Da quel momento i rapporti fra i due rimangono incrinati: lui sostiene che le sue performance siano finte e ovviamente Marina Abramovic risponde che è solo invidia. Ma è anche vero che ha rinunciato ad avere figli perché le avrebbero tolto libertà e spazio al suo lavoro, unica cosa che conta nella sua vita. E poi arriva la denuncia per quelle opere rivendute solo a suo nome, senza Ulay, e il risarcimento da 250 mila euro. Un classico amore senza lieto fine. Forse, senza saperlo, la loro opera più grande.

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